Ciao!

Come promesso, in questo post vorrei darti un esempio con tanto di video di come funziona in pratica la Slap Therapy, ovvero il metodo ultraconcentrato che ho elaborato per sviluppare e perfezionare la tecnica slap in maniera sicura e musicale. Intanto ti ricordo che il prossimo appuntamento con la Slap Therapy sarà il 25 febbraio 2012 a Bologna. In fondo trovi la locandina, per informazioni e iscrizioni ti invito a mandare una mail a info@basslab.it.

Come ti spiegavo, la Slap Therapy è la più completa enciclopedia sulle tecniche slap realizzata incrociando le mie esperienze di musicista e insegnante con lo studio e l’analisi dei più grandi bassisti di tutti i tempi. Ma perché “therapy“?

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Qualche tempo fa, mentre aggiornavo il mio canale youtube, notavo come “Slip or Slap” fosse il mio video con più visualizzazioni, ad oggi quasi 60.500! E questo numero cresce ogni giorno che passa. Eccolo:


Anche gli altri video se la cavano abbastanza bene (il mio canale è piuttosto conosciuto), ma questo video apparentemente suscita un interesse molto forte. Perché? Credo che la risposta si trovi in un’unica “magica” parolina: SLAP!

Va da sé che lo slap rappresenta un tema davvero importante per la comunità dei bassisti (e non solo). Volendo approfondire l’argomento, mi sono fatto un giro nei canali di altri bassisti e mi sono accorto di come ci siano tantissimi video dedicati allo slap. Guardandoli ho riscontrato che esistono enormi differenze tra i vari bassisti, da chi dimostra padronanza tecnica per non dire virtuosismo, precisione, velocità, ecc., a chi ottiene risultati meno efficaci, inceppandosi o suonando con indecisione. Anche io ho dedicato tanto tempo allo studio dello slap, non solo per imparare la tecnica slap in sé ma anche per esplorare tutte le sue possibilità espressive (ad esempio nel mio disco per basso solo Gestire lo spazio ho inserito un brano slap – traccia 14, per inciso dedicata a Bruno Maderna).

E così mi sono domandato: e se fosse possibile sintetizzare tutte le conoscenze, tutti gli esercizi più utili, tutte le singole tecniche in un unico percorso ultraconcentrato con tutti i passi necessari per diventare bravi nello slap? A quel punto ho riesaminato il materiale dei “miti” dello slap (video, libri, assoli…) studiando il loro approccio fin nei minimi particolari, al punto da riuscire a estrarre il succo della loro maestria, la cosiddetta “differenza che fa la differenza“. E così sono arrivato ad individuare 16 tecniche ricorrenti condivise dai più grandi bassisti di tutti i tempi che, incrociate con la mia esperienza di musicista e insegnante, ho riunito in un metodo specifico per lo sviluppo della tecnica slap, da me intitolato SLAP THERAPY.

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Quante volte, come bassista elettrico, ti sarà capitato di chiederti: “OK questa scala sarebbe perfetta per questo pezzo, ma in quale zona del manico la suono?”. Oppure da contrabbassista “In che zona mi conviene eseguire questa sezione dello studio di Billè o di Simandl, per essere più comodo con l’intonazione o per avere maggior scioltezza?”

Ebbene, questa volta vorrei analizzare un po’ le possibilità che derivano dall’eseguire una scala in una parte del manico piuttosto che in un’altra. Prima di tutto dedica 2 minuti a vedere ed ascoltare questo video. Si tratta del duetto n.14 per contrabbasso e violoncello di G.M. Marangoni (1886-1945).

Questo “duettino”, che mi sembrò molto noioso la prima volta che lo affrontai, mi ha invece offerto un ottimo spunto per trovare posizioni diverse utili per eseguire lo stesso passaggio. Anche perché l’unica soluzione per rendere più accattivante questo pezzo in 6/8 interamente costituito da una sequenza ininterrotta di semicrome era di suonarlo il più velocemente possibile!

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Bella domanda! Intanto buon 2012! Come sono andate le vacanze? Io, come puoi intuire, ho approfittato della pausa dalle lezioni per scrivere questo articolo e impostare i prossimi (tutti MOLTO interessanti), ma anche a programmare le attività per i mesi che verranno. Un bel po’ di roba bolle in pentola, per continuare con le metafore culinarie… Tra le varie cose, ti anticipo già che terrò a Bologna un seminario sullo slap dal titolo SLAP THERAPY (25 febbraio 2012), se vuoi rimanere aggiornato e ricevere tutti i dettagli mettiti in contatto con info@basslab.it.

Ma entriamo nel vivo di questo articolo, e lo facciamo con un’ulteriore domanda: com’è possibile evitare di fare troppa fatica, gratificare la curiosità, accrescere il godimento e avere stile, il tutto dedicando il minor tempo possibile allo studio?? Usa i principi contenuti in questo post per sei mesi, e se non assisti a un aumento del 50% della tua capacità musicale ti restituisco i soldi!!!

Ok, lascia che ti spieghi. Leggi il seguito di questo post »

Ciao! In questo articolo proseguiamo il discorso sulla scala pentatonica, aggiungendo all’esposizione teorica della volta scorsa una serie di concetti molto utili che potrai mettere subito in pratica sul tuo strumento (innanzi tutto basso elettrico o contrabbasso, ma per estensione anche pianoforte, sax, …). Detto in altri termini, in questo post passiamo all’azione!!!

Prima di iniziare, se hai qualche dubbio su scale blues e scale pentatoniche, ti suggerisco di andare a rivedere questi articoli:

Perché
Oggi molti musicisti utilizzano il concetto di suonare pentatoniche In, cioè consonanti all’armonia, per passare out e creare dissonanze, per poi rientrare In. È possibile ottenere questi effetti sviluppando ulteriormente il discorso sulle pentatoniche, cioè allargando il concetto di pentatonica In e Out ed estremizzando l’uso della scala Blues. E sono appunto questi gli argomenti di cui andremo a parlare in questo articolo. Alla fine, ti renderai conto di avere a tua disposizione molti elementi in più che potrai aggiungere al tuo modo di suonare, incrementando il tuo bagaglio di possibilità espressive! Interessante, vero?

Per iniziare, ti invito a guardare questo video registrato recentemente con lo Stylus Contrabass, dove uso buona parte del materiale oggetto di questo post.

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Eccomi qua finalmente con un nuovo articolo! Era da un po’ di tempo che non aggiornavo il mio blog, ma tra un viaggio in Germania, una serie di concerti (tutti con formazioni diverse, tra cui uno in Bielorussia in solo), e logicamente la ripresa a pieno ritmo dei corsi di musica al BLIT di Bologna, mi è stato materialmente impossibile mettermi a scrivere… Anche perché, come ben sanno i miei lettori e allievi, ogni articolo è molto denso di contenuti e immagini e mi richiede ogni volta un lavoro bello tosto di preparazione.

Bene, iniziamo! In questo incontro vorrei analizzare la scala pentatonica, come è generata e come poterla utilizzare in modo creativo. Per inciso, questo post andrebbe considerato come uno sviluppo di due precedenti articoli, “Not so blue: la scala blues in 5 passi” e “Not so blues sul basso”, quindi per avere più benefici ti consiglio di andarteli a rileggere con calma.

Come nasce la scala pentatonica?
Esistono molte possibilità di creare una scala di cinque suoni (penta-tonica) all’interno di un’ottava. La più utilizzata è sicuramente quella di partire da una scala maggiore ed eliminare gli intervalli di semitono, in modo da ottenere delle distanze tra note di toni o terze minori.

Figura 1

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Per la mia esperienza, questa è una domanda che in pochi si sono fatti. La maggior parte dei bassisti si limita a dire che leggere è difficile, senza però cercare il motivo e quindi una soluzione al problema. La domanda me la sono posta anche io tanti anni fa, e dopo aver approfondito quintali di libri sull’argomento (per chitarra, pianoforte, contrabbasso, oltre che per basso elettrico) e fatto pratica analizzando i problemi, alla fine ritengo di aver trovato la risposta.

La domanda può essere girata in questi termini: cosa bisogna sapere per poter leggere una parte per basso elettrico?

Risposte in ordine di urgenza:

Punto 1. Riconoscere il ritmo (le figure musicali: crome, legature, ecc.), perché il ritmo è la prima cosa da visualizzare, le note vengono dopo.

Punto 2. Riconoscere le altezze dei suoni (le note sul pentagramma)

Punto 3. Conoscere la posizione delle note sulla tastiera del basso

Punto 4. Fare tutto questo il più rapidamente possibile!!

Ebbene, a questa risposta segue un’ulteriore domanda: Come posso fare per avere a disposizione tutte queste conoscenze?

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Nel mio precedente articolo intitolato 1. Not so Blue: La scala blues in 5 passi, ho affrontato un argomento che ha destato molto interesse, considerato il numero di visite avute quotidianamente: mi riferisco alla scala blues, e al percorso in 5 passi per realizzarla in maniera originale, creativa e molto efficace.

Ti consiglio quindi di leggere quel primo articolo, e soprattutto di riguardarti il video (in coda) nel quale applico tutte le tecniche che ho spiegato.

Come promesso la volta scorsa, ecco dunque alcuni spunti su come ho lavorato in questo video, e su come mettere in pratica queste tecniche sul basso elettrico e sul contrabbasso. Intanto visualizziamo la scala blues sulla tastiera del basso elettrico. In figura 1 ho riprodotto la pentatonica di D minore in quelle che io chiamo “forme oblique”.

Figura 1

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Finalmente ci siamo… finalmente è pronto!!!!

Venerdì 25 marzo 2011 ore 21, presso il Teatro Comunale di San Giovanni in Persiceto, presentiamo in prima assoluta lo spettacolo “Specchio Asimmetrico. New Sound Perspectives”, un nuovo progetto audiovisivo nato dalla collaborazione tra diversi artisti e tecnici e incentrato su un innovativo strumento musicale che in questa serata riceve il suo battesimo.

LO STYLUS CONTRABASS
L’idea iniziale risale circa a tre anni fa, quando mi sono incontrato con il liutaio Mauro Marchesini e il bassista ed esperto di informatica e liuteria Paolo Betti con l’intento di mettere insieme le nostre esperienze e dare vita a uno strumento unico nel suo genere. Lo strumento costruito è stato battezzato con il nome di Stylus Contrabass, quasi un oggetto d’arte dal design futurista ispirato al contrabbasso ma a 5 corde, con un uso avanzato dell’elettronica e una generazione del suono sperimentale mediante speciali pick-up ottici, integrato dal segnale Midi per poter gestire expander e quindi creare illimitate gamme timbriche.

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Proseguiamo l’analisi del mio metodo personale per un uso chiaro e semplice della mano sinistra sul contrabbasso, con il sesto e ultimo articolo dedicato alla Zona del capotasto. Leggi prima gli altri articoli se non l’hai ancora fatto, ti serviranno sicuramente! Poi se vuoi approfondire questo tema e sviluppare la tua maestria sullo strumento, ti suggerisco di frequentare direttamente il corso di contrabbasso presso il Basslab.it.

Iniziamo! Questa zona è molto diversa dalle altre viste nei precedenti articoli (Zona del manico, Zona dell’attacco del manico) perché il pollice viene posto sulle corde e, oltre a contribuire ad avvicinare le corde alla tastiera, è spesso usato anche per suonare le note, per quanto difficili da far vibrare.

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