Quante cose si possono fare con una scala pentatonica? (REBLOG!)

In questo incontro vorrei analizzare la scala pentatonica, come è generata e come poterla utilizzare in modo creativo.

Per inciso, questo post andrebbe considerato come uno sviluppo di due precedenti articoli “Not so blue: la scala blues in 5 passi” e “Not so blues sul basso”, quindi per avere più benefici ti consiglio di andarteli a rileggere con calma.

Allo stesso tempo, dopo aver letto questo articolo puoi passare ai suoi sviluppi più “avveniristici” che trovi in questo video corso ⇒ L’evoluzione della scala pentatonica in 5 livelli.

Come nasce la scala pentatonica?

Esistono molte possibilità di creare una scala di cinque suoni (penta-tonica) all’interno di un’ottava. La più utilizzata è sicuramente quella di partire da una scala maggiore ed eliminare gli intervalli di semitono, in modo da ottenere delle distanze tra note di toni o terze minori.

Figura 1

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Cuba libre, mohito e bass lines – Reblog

Un ritmo universale molto coinvolgente

Questo post è dedicato al ritmo della clave, la guida che amalgama tutti gli strumenti in un gruppo che suona musica afrocubana, dal basso alla voce. Un argomento talmente importante che vale la pena ripubblicarlo!!

N.B. Da affiancare allo studio della lezione 24 del Bassista Contemporaneo vol. 1 e di tutto il Bassista Contemporaneo 2.

Chiaramente partiamo seriamente, poi quando facciamo la pausa pensiamo al cuba libre o al mohito!

La clave è sempre presente mentalmente nei musicisti di musica afrocubana anche quando non è chiaramente suonata, prendendo il posto di quella che è la normale pulsazione dei quarti nel rock.

La cosa più interessante di questo ritmo, che potremmo definire “universale”, è il suo utilizzo in tantissimi altri generi musicali come funk, jazz o fusion.

Se lo riesci a scandire chiaramente dentro di te mentre suoni, tutta la tua musica assume una sonorità e un andamento molto particolari, il tuo groove si alza di livello e diventa sicuramente avvolgente e trascinante per chi ascolta!

Per questo motivo, infatti, la Clave fa parte del mio metodo Bassista contemporaneo fin dal Volume 1 ed è inserita anche tra gli argomenti dell’esame di certificazione.

A proposito, cos’è questo esame? La certificazione 1 è il primo step di un sistema unico e molto strutturato per valutare la tua preparazione e costruirti una solida professionalità sul basso elettrico. Inoltre ti dà le basi necessarie per trarre il meglio dallo studio del Bassista Contemporaneo 2, che si preannuncia molto tosto.

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Tornando al post, gli obiettivi di questo articolo sono:

1. Analizzare le origini delle clave, come si è trasformata dal ritmo iniziale di origine africana alla clave cubana.
2. Capirne lo spirito per utilizzarla nel funk, rock, blues.
3. Applicare il bass tumbao sulla clave.

Scusa se è poco!!

Cos’è il ritmo di clave

Se giri un po’ per siti e blog incontri descrizioni molto semplicistiche del ritmo di clave. La figura 1 ti mostra i quattro possibili pattern della clave.

Figura 1
Figura 1

Questo è quello che trovi anche nel Bassista 1, e che serve come prima introduzione al mondo della clave.

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Tecnica slap: un esempio pratico di accompagnamento e assolo

Un errore tipico nell’utilizzo della tecnica slap

La tecnica slap è un passaggio obbligato per qualsiasi bassista. Nel corso Bassista Contemporaneo Online viene introdotta per la prima volta nella lezione 22 (quindi già dal volume 1), per poi essere approfondita soprattutto nel volume 2. Nel mio canale youtube trovi tanti video dedicati all’argomento, e anche il blog Best of Bass ne parla in alcuni articoli proprio dedicati alle varie tipologie di slap.

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Anche se a mio avviso è una tecnica forse un po’ troppo sopravvalutata, indubbiamente può essere molto divertente da imparare e utilizzare.

Ma c’è un problema.

Spesso ci si trova a casa a smanettare con lo slap, suonando da soli, magari usando come riferimento ritmico una batteria elettronica (o anche un metronomo), caricandosi come delle molle. Per poi ritrovarsi un po’ in difficoltà quando si va a suonare in gruppo e si cerca di inserire nel pezzo delle parti di slap.

Lì si scopre che le cose non funzionano come quando si era provato a casa, anzi utilizzando lo slap si possono avere proprio dei problemi, sia a livello musicale sia a livello di intesa con gli altri componenti della band.

Perché?? Cos’è andato storto?

Secondo la mia esperienza, il problema nasce quando i vari esperimenti in solitaria con la tecnica slap, per quanto divertenti ed emozionanti, non vengono pensati per un contesto di musica vera.

Finché suoni da solo hai l’impressione di creare dei bei groove, pieni di feeling e pathos… ma all’atto pratico questi groove non sono inseribili in una situazione reale di musica d’insieme.

Questo ci rimanda al ruolo del basso elettrico in una band. In pratica quando suoni il basso in una band hai 2 compiti fondamentali:

  1. Per circa il 95% del tuo tempo devi accompagnare, ovvero sostenere armonicamente e ritmicamente il gruppo e i vari componenti (voce, chitarra, sax, ecc.) che suonano, cantano e/o improvvisano sul brano.
  2. Per circa il 5% del tuo impegno puoi suonare il tuo assolo, ovviamente se c’è lo spazio e la volontà di farlo.

Bene, nei tuoi esperimenti a casa con la tecnica slap, a quali dei due compiti stavi pensando?

Chiaro che per imparare e migliorare bisogna suonare senza necessariamente inquadrare il materiale in questi due contenitori, ma se non dedichi mai attenzione e pensiero all’applicazione pratica, quando uscirai in gruppo avrai spesso problemi con gli altri musicisti, ovvero:

  • O accompagni “ammazzando” il solista (che prima o poi si vendicherà!)
  • O quando è il tuo turno di improvvisare non hai niente di nuovo da aggiungere rispetto all’accompagnamento che già stavi facendo.

Dove voglio arrivare?

In pratica, è fondamentale allenarsi tanto a casa, ma usando sempre il cervello. Questo significare dedicare tempo anche a contestualizzare quello che suoni e cercare di capire dove e in che maniera puoi utilizzare le varie tecniche e idee provate a casa per ottenere il miglior risultato possibile.

La tecnica slap abbinata al jazz old style

Ragionando in questo modo, ovvero analizzando in maniera consapevole il contesto reale, puoi anche arrivare a “forzare” certe situazioni, inserendo assoli o tecniche tradizionalmente non utilizzate in quelle stesse situazioni.

Ed è esattamente quello che ho fatto io nella realizzazione di questo video, in cui utilizzo la tecnica slap per accompagnare e improvvisare in Ladera Park di Dave Leech.

Considera che è un pezzo scritto nel 1972, in un’epoca in cui la tecnica slap era agli inizi e non veniva di certo inserita in un brano arrangiato per big band!

Guarda il video e poi segui la traccia di lavoro che trovi sotto, che puoi utilizzare per creare accompagnamenti e assoli usando lo slap, valorizzando il pezzo e creando un effetto di grande energia.

L’organico tipico di una big band

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5 possibilità per suonare all’infinito una linea di basso e avere un suono sempre fresco e nuovo

Se hai letto questo articolo

https://bestofbass.wordpress.com/2017/10/03/i-5-elementi-chiave-per-creare-le-giuste-linee-di-basso-video-ed-esempi-pratici/

tratto dalla lezione 16 del Bassista Contemporaneo Online, hai già le idee molto chiare su cosa ti serve per costruire linee di basso precise ed efficaci dal punto di vista musicale.

Sai già che per poter accompagnare con sicurezza e avere musicisti che vogliono te come bassista devi costruire le linee usando in ordine da più semplice a più elaborato le note fondamentali, poi fondamentale e quinta, poi le triadi, le scale relative e infine i cromatismi.

In questo nuovo articolo, sempre costruito su un’altra lezione molto importante del Bassista Contemporaneo Online (lezione 18), andiamo ad un livello superiore e vediamo come usare questi elementi per creare il miglior accompagnamento possibile per il tipo di brano musicale che stai suonando.

Per far questo, bisogna capire che i semplici elementi che ti ho citato sopra sono solo la prima parte del lavoro. Infatti ti succederà spesso che, pur usando ogni elemento in modo corretto, sentirai che al tuo accompagnamento manca qualcosa… E gli stessi musicisti che suonano con te non saranno interamente soddisfatti del tuo lavoro.

Il motivo di questa insoddisfazione è che probabilmente non hai ragionato secondo il metodo molto pratico ed efficace che ti propongo in questo post.

AVVERTIMENTO IMPORTANTE!
Come sempre, e se mi segui da un po’ l’hai già capito, da me non avrai la singola tecnicuccia di base (“metti il dito lì”, “suona quella nota là”), magari utile sul momento, ma proprio perché superficiale e poco incisiva, non lascia segno e non produce effetti duraturi. E ogni volta che hai un problema diverso devi ripartire da capo…

Al contrario, io cerco sempre di individuare i PRINCIPI BASILARI E TRASVERSALI che puoi applicare ovunque, in qualsiasi tonalità e in qualsiasi situazione o genere musicale ti trovi a suonare. Tutto il mio lavoro didattico si basa su questo approccio: portarti in profondità, offrirti delle linee guida di immediata applicazione, e alla fine stimolarti a mescolare tutto trovando il tuo modo di suonare.

Bene, detto questo entriamo dunque nel vivo del mio sistema di uso creativo delle linee di basso.

Devi creare un accompagnamento col basso? Rispondi prima a queste 3 domande!

In pratica, mentre suoni o meglio ancora prima di iniziare ad accompagnare, devi porti 3 semplici domande:

  • Che tipo di musica stai suonando?
  • Che tipo di ritmica solitamente usa il basso in questo stile?
  • E infine, quanto puoi spostarti dalla linea di basso tipicamente usata in questo stile?

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Come imparare un nuovo brano di musica in modo completo e professionale

5 infallibili passi per suonare a regola d’arte qualsiasi pezzo musicale

In questo articolo ti voglio dare il metodo pratico e infallibile che utilizzo personalmente per preparare qualsiasi pezzo, che sia per un video, un gruppo, o semplicemente per mio studio personale. Seguendo questo sistema otterrai un risultato di livello professionale, ottimizzando al massimo i tempi di studio.

Prendo spunto da questo brano di J. S. Bach, registrato assieme ad Antonio Baldini del BassLab® ed inserito nel Bassista Contemporaneo volume 2. Si tratta dell’Invenzione a 2 voci n. 4 in D minore, originariamente per clavicembalo e qui realizzata nella trascrizione per due bassi elettrici.

Dura solo un minuto, ma ti assicuro che quel minuto non è affatto una passeggiata!

Come abbiamo preparato l’Invenzione di Bach, e cosa puoi fare anche tu

Non mi stancherò mi di dirlo. Lo stesso procedimento da noi usato per preparare l’Invenzione a due voci funziona anche se suoni un pezzo dei Coldplay o se devi preparare un accompagnamento (magari con assolo) per Giants Steps di John Coltrane. Oppure puoi improvvisare fusion, registrare un jingle pubblicitario in sala di incisione, suonare con una big band o in un gruppo di musica contemporanea… Il metodo di lavoro è sempre lo stesso.

Che tu ne sia cosciente o meno, se vuoi farlo al massimo livello devi passare attraverso i 5 passi che ti espongo tra un attimo.

Col tempo arriverai ad essere velocissimo nella fase di preparazione e ti sembrerà di averne saltato qualcuno. Complimenti per questo, ma sappi che li starai seguendo lo stesso, magari inconsciamente. Quindi vediamoli uno alla volta.

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Passo 1 Lettura

Per prima cosa, devi avere chiaro quali sono le note che devi suonare. Potranno essere scritte su uno spartito, o più semplicemente dovrai seguire degli accordi, o ancora più banalmente hai tirato giù da internet le tab. In tutti i modi devi sapere con precisione le note da fare, o almeno in parte attraverso le sigle degli accordi. Continua a leggere

[5 scale che ti cambiano la vita] – Un viaggio nella scala esatonale

Eccoci qua con l’ultimo appuntamento dedicato alle 5 scale che, se le padroneggi tutte, ti cambiano la vita. Sei pronto per questo viaggio nella scala esatonale?

Preparati a un post impegnativo, ma con sviluppi molto interessanti per quanto riguarda la composizione e l’improvvisazione.

NOTA IMPORTANTE: la scala esatonale in inglese è denominata WHOLE TONE SCALE. Se nelle figure successive troverai quindi la lettera W, ora sai a cosa si riferisce.

Troverai anche un video e due clip audio che ti aiuteranno a familiarizzarti con la sonorità della scala esatonale.

Bene, cominciamo!

Riassunto delle scale viste nei post precedenti

Intanto rimettiamo insieme quanto visto finora, facendo un breve riepilogo delle prime 4 scale del sistema.

1) Il primo passo è la semplice e conosciutissima scala maggiore, trattata nel post  [5 scale che ti cambiano la vita] La scala maggiore con una marcia in più.

Per confrontarla con le altre, per comodità è vista con il V modo, il modo misolidio.

Figura 1       

2) Il secondo passo è la scala minore melodica, nel post  [5 scale che ti cambiano la vita] Cosa direbbe Bach della scala jazz minor?.

Qui è stata vista partendo dal IV modo, il Lidio b7 (o anche misolidio #4), ottenuto cambiando una nota dal misolidio derivato dalla scala maggiore.

Figura 2

3) Poi il terzo passo è la scala minore armonica vista partendo dal IV modo, il dorico #4, ottenuta sempre cambiando una nota dal lidio b7 derivato dalla scala minore melodica. Trovi l’articolo qui:  [5 scale che ti cambiano la vita] Quanto è melodica la scala minore armonica?

Figura 3

4) Il quarto passo è la scala diminuita che abbiamo incontrato di recente in questo post: [5 scale che ti cambiano la vita] I 5 tasselli della scala diminuita

Figura 4

L’obiettivo di studiare le 5 scale è di poter utilizzare tutte la note della scala cromatica per suonare, improvvisare e comporre su un’armonia

A questo punto, eccoci al 5 Passo. Qui ci concentriamo sull’ultima scala che ci serve per il nostro scopo, ovvero la scala esatonale.

Questa scala è molto caratteristica perché ha una costruzione molto strana che la porta a creare musica particolare.

La scala esatonale e la triade eccedente in 5 punti

Come al solito non mi limiterò a dire come è formata questa scala. Questo lo trovi in tanti altri video o articoli facilmente reperibili su Internet, quindi credo che non servirebbe a molto.

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Quello che mi interessa è trovare aspetti non considerati dalla maggior parte dei musicisti o praticoni che ci sono in giro, e darti spunti creativi per usarla in modo originale.

La scala esatonale, come anche la diminuita, è una scala molto particolare. Vediamola in 5 punti.

Punto 1

Non è una scala maggiore o minore, quindi non può essere riassunta con una triade o quadriade maggiore o minore. Semmai può essere riassunta con una triade eccedente, già di per sé una triade molto strana.

La triade eccedente è simmetrica, cioè è una triade che non ha rivolti, ma dove ogni suono può essere una fondamentale.

Figura 5

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