Tecnica slap: un esempio pratico di accompagnamento e assolo

Un errore tipico nell’utilizzo della tecnica slap

La tecnica slap è un passaggio obbligato per qualsiasi bassista. Nel corso Bassista Contemporaneo Online viene introdotta per la prima volta nella lezione 22 (quindi già dal volume 1), per poi essere approfondita soprattutto nel volume 2. Nel mio canale youtube trovi tanti video dedicati all’argomento, e anche il blog Best of Bass ne parla in alcuni articoli proprio dedicati alle varie tipologie di slap.

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Anche se a mio avviso è una tecnica forse un po’ troppo sopravvalutata, indubbiamente può essere molto divertente da imparare e utilizzare.

Ma c’è un problema.

Spesso ci si trova a casa a smanettare con lo slap, suonando da soli, magari usando come riferimento ritmico una batteria elettronica (o anche un metronomo), caricandosi come delle molle. Per poi ritrovarsi un po’ in difficoltà quando si va a suonare in gruppo e si cerca di inserire nel pezzo delle parti di slap.

Lì si scopre che le cose non funzionano come quando si era provato a casa, anzi utilizzando lo slap si possono avere proprio dei problemi, sia a livello musicale sia a livello di intesa con gli altri componenti della band.

Perché?? Cos’è andato storto?

Secondo la mia esperienza, il problema nasce quando i vari esperimenti in solitaria con la tecnica slap, per quanto divertenti ed emozionanti, non vengono pensati per un contesto di musica vera.

Finché suoni da solo hai l’impressione di creare dei bei groove, pieni di feeling e pathos… ma all’atto pratico questi groove non sono inseribili in una situazione reale di musica d’insieme.

Questo ci rimanda al ruolo del basso elettrico in una band. In pratica quando suoni il basso in una band hai 2 compiti fondamentali:

  1. Per circa il 95% del tuo tempo devi accompagnare, ovvero sostenere armonicamente e ritmicamente il gruppo e i vari componenti (voce, chitarra, sax, ecc.) che suonano, cantano e/o improvvisano sul brano.
  2. Per circa il 5% del tuo impegno puoi suonare il tuo assolo, ovviamente se c’è lo spazio e la volontà di farlo.

Bene, nei tuoi esperimenti a casa con la tecnica slap, a quali dei due compiti stavi pensando?

Chiaro che per imparare e migliorare bisogna suonare senza necessariamente inquadrare il materiale in questi due contenitori, ma se non dedichi mai attenzione e pensiero all’applicazione pratica, quando uscirai in gruppo avrai spesso problemi con gli altri musicisti, ovvero:

  • O accompagni “ammazzando” il solista (che prima o poi si vendicherà!)
  • O quando è il tuo turno di improvvisare non hai niente di nuovo da aggiungere rispetto all’accompagnamento che già stavi facendo.

Dove voglio arrivare?

In pratica, è fondamentale allenarsi tanto a casa, ma usando sempre il cervello. Questo significare dedicare tempo anche a contestualizzare quello che suoni e cercare di capire dove e in che maniera puoi utilizzare le varie tecniche e idee provate a casa per ottenere il miglior risultato possibile.

La tecnica slap abbinata al jazz old style

Ragionando in questo modo, ovvero analizzando in maniera consapevole il contesto reale, puoi anche arrivare a “forzare” certe situazioni, inserendo assoli o tecniche tradizionalmente non utilizzate in quelle stesse situazioni.

Ed è esattamente quello che ho fatto io nella realizzazione di questo video, in cui utilizzo la tecnica slap per accompagnare e improvvisare in Ladera Park di Dave Leech.

Considera che è un pezzo scritto nel 1972, in un’epoca in cui la tecnica slap era agli inizi e non veniva di certo inserita in un brano arrangiato per big band!

Guarda il video e poi segui la traccia di lavoro che trovi sotto, che puoi utilizzare per creare accompagnamenti e assoli usando lo slap, valorizzando il pezzo e creando un effetto di grande energia.

L’organico tipico di una big band

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5 possibilità per suonare all’infinito una linea di basso e avere un suono sempre fresco e nuovo

Se hai letto questo articolo

https://bestofbass.wordpress.com/2017/10/03/i-5-elementi-chiave-per-creare-le-giuste-linee-di-basso-video-ed-esempi-pratici/

tratto dalla lezione 16 del Bassista Contemporaneo Online, hai già le idee molto chiare su cosa ti serve per costruire linee di basso precise ed efficaci dal punto di vista musicale.

Sai già che per poter accompagnare con sicurezza e avere musicisti che vogliono te come bassista devi costruire le linee usando in ordine da più semplice a più elaborato le note fondamentali, poi fondamentale e quinta, poi le triadi, le scale relative e infine i cromatismi.

In questo nuovo articolo, sempre costruito su un’altra lezione molto importante del Bassista Contemporaneo Online (lezione 18), andiamo ad un livello superiore e vediamo come usare questi elementi per creare il miglior accompagnamento possibile per il tipo di brano musicale che stai suonando.

Per far questo, bisogna capire che i semplici elementi che ti ho citato sopra sono solo la prima parte del lavoro. Infatti ti succederà spesso che, pur usando ogni elemento in modo corretto, sentirai che al tuo accompagnamento manca qualcosa… E gli stessi musicisti che suonano con te non saranno interamente soddisfatti del tuo lavoro.

Il motivo di questa insoddisfazione è che probabilmente non hai ragionato secondo il metodo molto pratico ed efficace che ti propongo in questo post.

AVVERTIMENTO IMPORTANTE!
Come sempre, e se mi segui da un po’ l’hai già capito, da me non avrai la singola tecnicuccia di base (“metti il dito lì”, “suona quella nota là”), magari utile sul momento, ma proprio perché superficiale e poco incisiva, non lascia segno e non produce effetti duraturi. E ogni volta che hai un problema diverso devi ripartire da capo…

Al contrario, io cerco sempre di individuare i PRINCIPI BASILARI E TRASVERSALI che puoi applicare ovunque, in qualsiasi tonalità e in qualsiasi situazione o genere musicale ti trovi a suonare. Tutto il mio lavoro didattico si basa su questo approccio: portarti in profondità, offrirti delle linee guida di immediata applicazione, e alla fine stimolarti a mescolare tutto trovando il tuo modo di suonare.

Bene, detto questo entriamo dunque nel vivo del mio sistema di uso creativo delle linee di basso.

Devi creare un accompagnamento col basso? Rispondi prima a queste 3 domande!

In pratica, mentre suoni o meglio ancora prima di iniziare ad accompagnare, devi porti 3 semplici domande:

  • Che tipo di musica stai suonando?
  • Che tipo di ritmica solitamente usa il basso in questo stile?
  • E infine, quanto puoi spostarti dalla linea di basso tipicamente usata in questo stile?

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La vera tecnica per il basso elettrico? Te la insegnano i non bassisti!

… Ma solo se ci tieni davvero

Questo post ti sembrerà sicuramente un po’ strano. Parlerò di tutto… fuorché di basso elettrico. E allo stesso tempo ti dirò qualcosa di assolutamente fondamentale se vuoi diventare veramente tecnico su questo strumento!

Faccio un passo indietro. Se mi segui già da un po’, sai che per me la tecnica fine a se stessa non ha molto valore e non rientra nel mio metodo di insegnamento del basso e del contrabbasso.

Il fanatismo della tecnica isolata da tutto il resto crea infatti una frattura incolmabile tra mezzi fisici (mani, strumento) e musica. Il problema è che però l’azione fisica non può essere scollegata dall’emozione che l’ha generata, anzi dovrebbe essere al servizio dell’emozione, del contenuto che vuole comunicare.

E quindi, cos’è veramente la tecnica??

In pratica ci sono tre elementi in gioco: il musicista, lo strumento e la musica.

Figura 1

Questi tre elementi devono essere uniti e integrati tra loro. Quindi quello che produce la vera Tecnica, ciò su cui mi voglio concentrare, è un lavoro sulla consapevolezza del corpo, del suono e della natura della musica.

Mi spiego meglio.

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Come semplificare le scale sul basso: la soluzione definitiva!

Chi non vorrebbe riuscire a suonare il basso con grande libertà, realizzando assoli e linee in maniera sciolta, fluida e soprattutto veloce?

Credo che questo sia l’obiettivo di qualsiasi bassista con un minimo di ambizione che non si accontenta di usare le solite 2 note che fanno tutti.

E come si fa? Da un certo punto di vista sembra difficilissimo perché non è che le mani si “slegano” in un attimo.

Ma in realtà, se togli tutti le cose inutili e vai all’osso della questione, c’è un’unica cosa che devi saper fare molto ma molto bene: riuscire a trovare al volo le scale e gli arpeggi che ti servono.

Non è molto più complicato di così! Tutta la musica è formata da note “prese” da una scala. Possono essere pezzi di scala, arpeggi, salti o cromatismi. Ma sempre di scale si tratta. Che tu ne sia cosciente o no, tutta la musica funziona così.

Quindi più sai suonare scale e arpeggi con fluidità e scioltezza, meglio riesci ad improvvisare, comporre o rifare le bass line dei tuoi bassisti preferiti.

Come suonare in modo semplice e veloce scale e arpeggi su tutta la tastiera del basso?

Molto facile, con il sistema che ti propongo. Il segreto del basso è conoscere i 4 tipi di forme:

  1. forme base
  2. forme orizzontali
  3. forme verticali
  4. forme oblique

Guarda subito questo video tratto dal corso Bassista Contemporaneo Online proprio dedicato alle forme, così ti prepari ad entrare nel vivo dell’articolo.

Buona visione!

Le forme sono il modo più chiaro e completo di visualizzare sul basso il materiale armonico e melodico, ovvero le note delle scale o degli arpeggi, e sono un elemento fondamentale del corso Bassista Contemporaneo Online. Anzi, se veramente vuoi impadronirti delle forme, questo è l’unico corso di basso (per lo meno in italiano) che ti permette di impararle tutte in maniera così precisa ed efficace.

Le forme sono rappresentazioni grafiche, ovvero disegni sulla tastiera del basso, che puoi immaginare visivamente come se si illuminassero i tasti del basso corrispondenti alle note che stai suonando. Continua a leggere

[5 scale che ti cambiano la vita] – Cosa direbbe Bach della scala jazz minor?

Questo secondo post è dedicato ad allargare la visione di quello che abbiamo visto nell’articolo precedente dedicato alla scala maggiore. Poi un po’ più sotto trovi un assaggio immediato delle applicazioni di questi concetti, utilissimi se devi improvvisare esattamente come faccio io nel video.

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Dunque, riepilogando al volo, nel primo post abbiamo visto che facendo partire la scala maggiore da note diverse dalla prima essa genera scale e sonorità diverse come la sonorità minore o quella di settima. Il concetto qui è identico, ma in più cambiando una sola nota otteniamo un altro sistema di scale che porta sonorità ancora più nuove.

Quale è la nuova scala che ti cambia la vita??

La figura 1 mostra come dalla scala maggiore (nei due modi visti nel precedente articolo), possa derivare una scala minore melodica con una sola modifica.

Figura  1

Scala-jazz-minor-figura 1

In pratica:
– la scala maggiore di C o il D dorico (le due scale centrali in figura) usano le stesse note, ovvero sono derivate
– se alla scala maggiore di C abbasso la terza ottengo la scala jazz minor di C, formata da: C D Eb F G A B C
– oppure se al D dorico alzo la settima nota ottengo la scala jazz minor di D, ovvero: D E F G A B C# D

Le due scale hanno quindi come riferimento:
– la jazz minor N1 ha come riferimento il C
– la jazz minor N2 ha come riferimento il D

Quello che è importante notare è che cambiando una sola nota da due modi della scala maggiore si ottengono due scale jazz minor!!

Cosa posso fare con tutto questo?

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[5 scale che ti cambiano la vita] – La scala maggiore con una marcia in più!

In questo primo post di questa nuovissima serie dedicata alle scale, parliamo della conosciutissima scala maggiore. Come ti ho anticipato nel post introduttivo, partiamo “morbidi” ma se mi segui fino al 5° articolo, stai certo che il tuo modo di vedere la musica cambierà totalmente.

E già in questo ti prometto di mostrarti la scala maggiore sotto una luce diversa, molto più ricca e interessante di quello che abitualmente pensiamo.

La sonorità di questa scala è molto familiare a tutti, anche perché fin da piccoli veniamo abituati a sentire melodie semplici che appunto la utilizzano, e che spesso nel tempo ci portano ad odiarla o comunque a ritenerla legata a melodie banali (o al massimo a nerd che si sparano musica classica in cameretta).

Figura 1

Scala-maggiore-Figura-1

A titolo di esempio, ecco qui la scala di C maggiore. Di certo una scala apparentemente non stimolante per fare del buon rock sanguigno o del funk bello sostanzioso… E invece no!

Infatti questa scala, se giocata in modo intelligente, porta a creare sonorità peculiari e insolite anche nei generi più impensati.

Quindi, come utilizzare la scala maggiore in maniera creativa?

Il trucco è di capire che questa scala, facendola partire da note diverse dalla prima, genera scale e sonorità molto interessanti come la sonorità minore o quella di settima (magari defunzionalizzata).

Ovvero: se invece di partire e finire dalla prima nota della scala (il C nell’esempio), o comunque invece di usare questa nota più delle altre, cerchiamo di costruire melodie o accordi che lavorano su altri suoni delle stessa scala maggiore, otterremo atmosfere molto diverse.

Figura 2

Scala-maggiore-Figura-2

Guardando la figura 2, possiamo fare delle considerazioni: Continua a leggere