[5 scale che ti cambiano la vita] – Un viaggio nella scala esatonale

Eccoci qua con l’ultimo appuntamento dedicato alle 5 scale che, se le padroneggi tutte, ti cambiano la vita. Sei pronto per questo viaggio nella scala esatonale?

Preparati a un post impegnativo, ma con sviluppi molto interessanti per quanto riguarda la composizione e l’improvvisazione.

NOTA IMPORTANTE: la scala esatonale in inglese è denominata WHOLE TONE SCALE. Se nelle figure successive troverai quindi la lettera W, ora sai a cosa si riferisce.

Troverai anche un video e due clip audio che ti aiuteranno a familiarizzarti con la sonorità della scala esatonale.

Bene, cominciamo!

Riassunto delle scale viste nei post precedenti

Intanto rimettiamo insieme quanto visto finora, facendo un breve riepilogo delle prime 4 scale del sistema.

1) Il primo passo è la semplice e conosciutissima scala maggiore, trattata nel post  [5 scale che ti cambiano la vita] La scala maggiore con una marcia in più.

Per confrontarla con le altre, per comodità è vista con il V modo, il modo misolidio.

Figura 1       

2) Il secondo passo è la scala minore melodica, nel post  [5 scale che ti cambiano la vita] Cosa direbbe Bach della scala jazz minor?.

Qui è stata vista partendo dal IV modo, il Lidio b7 (o anche misolidio #4), ottenuto cambiando una nota dal misolidio derivato dalla scala maggiore.

Figura 2

3) Poi il terzo passo è la scala minore armonica vista partendo dal IV modo, il dorico #4, ottenuta sempre cambiando una nota dal lidio b7 derivato dalla scala minore melodica. Trovi l’articolo qui:  [5 scale che ti cambiano la vita] Quanto è melodica la scala minore armonica?

Figura 3

4) Il quarto passo è la scala diminuita che abbiamo incontrato di recente in questo post: [5 scale che ti cambiano la vita] I 5 tasselli della scala diminuita

Figura 4

L’obiettivo di studiare le 5 scale è di poter utilizzare tutte la note della scala cromatica per suonare, improvvisare e comporre su un’armonia

A questo punto, eccoci al 5 Passo. Qui ci concentriamo sull’ultima scala che ci serve per il nostro scopo, ovvero la scala esatonale.

Questa scala è molto caratteristica perché ha una costruzione molto strana che la porta a creare musica particolare.

La scala esatonale e la triade eccedente in 5 punti

Come al solito non mi limiterò a dire come è formata questa scala. Questo lo trovi in tanti altri video o articoli facilmente reperibili su Internet, quindi credo che non servirebbe a molto.

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Quello che mi interessa è trovare aspetti non considerati dalla maggior parte dei musicisti o praticoni che ci sono in giro, e darti spunti creativi per usarla in modo originale.

La scala esatonale, come anche la diminuita, è una scala molto particolare. Vediamola in 5 punti.

Punto 1

Non è una scala maggiore o minore, quindi non può essere riassunta con una triade o quadriade maggiore o minore. Semmai può essere riassunta con una triade eccedente, già di per sé una triade molto strana.

La triade eccedente è simmetrica, cioè è una triade che non ha rivolti, ma dove ogni suono può essere una fondamentale.

Figura 5

In pratica se rappresentiamo le note di una triade eccedente nel mio amato Ciclo delle quinte, il risultato è un triangolo equilatero, cioè una divisione esatta del ciclo in tre parti.

In pratica ogni nota della triade eccedente è:

  • la fondamentale di un accordo
  • e allo stesso tempo un rivolto

Figura 6

In pratica C+, E+ oppure Ab+ sono lo stesso accordo. Oppure C+ in I rivolto è uguale a E+. C+ in II rivolto è uguale a Ab+.

Altra cosa interessante è che esistono solo 4 triadi eccedenti, perché le tre note della triade moltiplicate per 4 ci danno come risultato le 12 note della scala cromatica.

Figura 7

Punto 2

La scala esatonale, diversamente dalle solite scale maggiori e minori o dai modi, non è formata da 7 note. Essa è invece formata da 6 note esclusa la fondamentale, quindi non può essere considerata una scala diatonica.

È formata da intervalli di tono sempre costanti. Quindi la fondamentale non è solo su una sola nota della scala, ma possiamo trovarla su tutte le altre note della scala.

Figura 8

In pratica la scala esatonale è formata da due triadi eccedenti a distanza di tono.

Figura 9

Se due triadi eccedenti formano la scala esatonale e ci sono solo quattro triadi eccedenti, significa che esistono solo due scale esatonali.

Figura 10

Per comodità io chiamo queste due scale:

  • alfa: quella che parte da C (C, D, E, F#, Ab, Bb)
  • beta: l’altra, cioè quella che parte dal Db ( Db, Eb, F, G, A, B)

Intanto puoi sentire e vedere alcune possibilità pratiche di utilizzo della scala esatonale beta in questo video. Guardalo subito poi prosegui con la lettura dell’articolo!

Punto 3

La scala esatonale è composta di intervalli molto particolari, perché prima di tutto non ha intervalli di 4 giusta e 5 giusta.

Questo la pone in una situazione molto diversa dalle scale diatoniche che hanno un rapporto diretto tra Dominante e Sottodominante. Qui tutto questo non esiste, insomma una scala non proprio comune.

In pratica abbiamo solo intervalli di 2M, 3M, 4ecc, 5ecc o 6m, 7m e 8g.

Figura 11

Punto 4

In questo schema riassuntivo trovi una rappresentazione delle 2 scale esatonali alfa e beta, in rapporto alla scala cromatica al centro. Le due scale esatonali sono formate ciascuna dalle 2 triadi eccedenti a distanza di tono, anche loro numerate.

Figura 12

Le 5 scale a colpo d’occhio!

A questo punto abbiamo a disposizione tutte e 5 le scale che ti cambiano la vita (se impari ad usarle con cervello).

  • 12 scale maggiori: C, F, Bb, Eb, Ab, Db, F#, B, E, A, D, G (e i modi derivati)
  • 12 scale jazz minor: C, F, Bb, Eb, G#, C#, F#, B, E, A, D, G (e i modi derivati)
  • 12 scale minori armoniche: C, F, Bb, Eb, G#, C#, F#, B, E, A, D, G (e i modi derivati)
  • 3 scale diminuite: alfa, beta, gamma
  • 2 scale esatonali: alfa, beta

Lo schema di Figura 13 che vedi sotto è stato pensato e realizzato da Ariele Aldrovandi che segue i miei corsi da diversi anni e che, anche se ancora giovanissimo, ha dimostrato di avere delle doti musicali molto spiccate.

Figura 13

Questo prospetto mette in relazione le diverse caratteristiche delle 5 scale viste.

  • Il ciclo delle quinte rappresenta le possibilità di costruire le scale diatoniche: maggiori, jazz minor e minori armoniche per le 12 tonalità
  • Le 4 triadi eccedenti rappresentano la sintesi delle due scale esatonali alfa e beta
  • Le 3 quadriadi diminuite rappresentano le sintesi delle tre scale diminuite alfa, beta e gamma

Per alcuni potrà sembrare una sega mentale, ma questo schema inquadra in modo abbastanza completo le derivazioni delle 5 scale al completo.

La scala esatonale usata come scala sovrastruttura

Nella maggior parte dei manualetti di improvvisazione si trova che la scala esatonale è perfetta per essere usata su accordi di 7 con la 5 alterata. Ad esempio C7#5 (formato da C, E, G#, Bb) oppure l’accordo di C7b5 (cioè formato da C, E, Gb, Bb).

Questo è certamente vero, ma in questo modo si limita l’uso di questa scala su due accordi veramente rari da incontrare nella musica rock, funk o jazz.

Ecco perché questa scala viene considerata poco interessante e le viene dato pochissimo spazio. Nel capitolo successivo scoprirai però una possibilità di uso allargato che la renderà molto più appetibile.

Continuando comunque l’analisi della scala esatonale usata come sovrastruttura, ecco gli accordi derivati:

  1. la triade eccedente (C+)
  2. La triade eccedente add9 (C+add9)
  3. L’accordo di settima di dominante con 5 eccedente (C7#5)
  4. L’accordo di nona di dominante con 5 eccedente (C9#5)
  5. L’accordo di settima di dominante con 5 eccedente e #11 (C7#5 #11)
  6. L’accordo di settima di dominante con 5 diminuita (C7b5)
  7. L’accordo di nona di dominante con 5 diminuita (C9b5)

Figura 14

Ora vediamo invece come inserire la scala esatonale nel Sistema delle 5 scale. In pratica la Figura 4 di questo post si sviluppa in questa figura 15.

Figura 15

Qui si vede il rapporto completo tra tutte le 5 scale. In particolare, si nota che dalla scala minore melodica (che deve sempre stare NEL CENTRO) si può passare a una qualsiasi delle altre scale, semplicemente cambiando una sola nota.

TIP 1

Tutte queste scale possono essere usate sullo stesso tipo di armonia, in pratica in questo caso tutte queste scale suonano perfettamente su un accordo di F7. Chiaramente lo stesso concetto per analogia può essere trasportato su tutti gli altri accordi di settima.

TIP 2

Tutte queste scale, funzionando sul F7, possono essere usate anche per il Cm7. Questo perché la sonorità di dominante (F7) ha la controparte una quinta giusta indietro o quarta giusta in avanti.

Cioè: tutto quello che funziona per un V7 funziona altrettanto per un II7!!

TIP 3

Sommando le note di tutte queste scale otteniamo le note della scala cromatica tranne in questo caso la nota E. In pratica con il Sistema delle 5 scale puoi usare tutte le note (eccetto il E) ed avere possibilità melodiche molto naturali (diatoniche o semidiatoniche).

Tutto questo funziona sia per la melodia sia per l’armonia, sia che componi o che improvvisi.

Uso della scala esatonale come scala struttura

Un aspetto molto particolare della scala esatonale è che può essere usata anche come materiale per comporre musica, quindi come struttura e non semplicemente come scala per creare l’assolo (esattamente come avviene con i modi delle scale diatoniche).

Molti compositori e improvvisatori hanno costruito musica usando questa scala in parti più o meno ampie di una composizione. Primo fra tutti Claude Debussy ma non solo lui.

Anche se non si può pensare di essere così originali nell’uso di questa scala per comporre musica, perché è un terreno già utilizzato da tanti compositori, è un aspetto che bisogna conoscere perché porta a trovare nuove strade.

Nella scala esatonale non esistono armonie consonanti o dissonanti, non esistono suoni fondamentali, quindi si crea un ambiente di tonalità sospesa.

È meglio non usare troppi pezzi di scale nella melodia ma usare salti che possono essere più interessanti. Il sistema esatonale ha un grado di contrasto così ridotto che qualsiasi combinazione è tollerabile.

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Può succedere anche che le melodie derivate da queste scale siano armonizzate con accordi che derivano da altre scale o con accordi che non hanno relazione tra loro.

Questa caratteristica determina l’assenza di un centro tonale stabile. Una qualsiasi delle sei note può indifferentemente essere considerata come base, pertanto una melodia può iniziare e concludersi su qualsiasi grado.

Due pezzi basati esclusivamente sulle scale esatonali

A questo punto, per dimostrare quanto questa scala sia particolare come scala struttura, ti propongo questi due pezzi sulla scala esatonale.

1) Bela Bartok

Il primo è una composizione classica tratta dalla raccolta Microcosmos per pianoforte di Bela Bartok  (1881 – 1945).

Bartok è sicuramente uno dei più importanti compositori del ‘900 per qualità e quantità delle sue composizioni. Ma è anche un musicista che ha ispirato intensamente molti musicisti jazz, primo fra tutti il pianista Chick Corea.

Questo pezzo è il brano 136 del volume 5 del Microcosmos, e usa esclusivamente note delle due scale esatonali α e β. Ascolta il brano e contemporaneamente leggi la partitura che trovi sotto in figura 17!

Nello schema di Figura 16 trovi una rappresentazione grafica della struttura del pezzo.

Considera i seguenti punti se vuoi almeno in parte ragionare su come un compositore può costruire un brano (o una parte di esso).

  1. Ho diviso le linee delle due mani che usano la scala esatonale α in rosso e β in verde. In pratica cura sì l’effetto verticale, quindi il risultato armonico delle due mani, ma principalmente si concentra sull’aspetto orizzontale, cioè sulle due melodie che si imitano o si sovrappongono.
  2. Il tema che viene elaborato ritmicamente e trasportato su varie note di partenza è di 6 battute. Normalmente 4 o 8 battute è considerato più naturale, trattandosi di scala ESAtonale il numero 6 è a casa sua!
  3. Chiaramente il pezzo usa solo queste due scale, la cosa interessante è capire che non le usa a caso. Infatti, ad esclusione delle prime 6 misure di esposizione del tema, sintetizzando emerge un particolare schema a specchio (“palindromo”, cioè arrivati a meta brano di procede al contrario per finire come si è partiti). Sarà un caso??

Figura 16

Ed ecco la parte del brano 136 di Microcosmos volume 5.

Figure 17a e 17b

2) Giorgio Gaslini

Il secondo pezzo che ho voluto utilizzare è una composizione di uno dei più importanti musicisti del jazz (ma non solo) italiano. Giorgio Gaslini (1929- 2017) è il perfetto musicista totale, capace di comporre per grande orchestra, per formazioni di tutti i tipi, nonché grande improvvisatore dal piano solo a direttore di gruppi free.

Questo suo pezzo del 1978 è costruito prevalentemente sulle due scale esatonali ma usate più da un punto di vista verticale (ovvero armonico), come avviene prevalentemente nel jazz.

Ascolta il brano e contemporaneamente leggi la parte che trovi sotto in Figura 19.

Nello schema di Figura 18 trovi una rappresentazione grafica della struttura del pezzo.

Considera i seguenti punti se vuoi almeno in parte ragionare su come un compositore jazz può costruire un brano (o una parte di esso).

  1. Il materiale dedotto dalle scale esatonali viene utilizzato sempre in modo verticale, cioè non è pensato come due scale esatonali sovrapposte
  2. Al contrario del tipico tema jazzistico standard (head), qui non ci sono sigle che indichino armonie da usare in prevalenza. Qui le melodie non hanno il chiaro supporto armonico tradizionale.
  3. Il tema viene ripetuto come tradizionalmente succede nel jazz, ma ogni volta viene modificato anche con l’aggiunta di effetti e melodie improvvisate. Inoltre per 4 volte viene inserito un elemento di rottura che può essere considerato un mini interludio (molto tipico dello stile di Gaslini).

Figura 18

Ecco il tema e walking di Sharing di G. Gaslini

Figura 19

Conclusione

Questo post aveva due obiettivi:

  1. Aiutarti a capire le particolarità principali della scala esatonale
  2. Mostrarti la possibilità di usare questa scala non solo per suonare sugli accordi tradizionali di settima con alterazione delle 5, ma anche come struttura vera e propria per una composizione.

Questo secondo concetto ci apre a soluzioni simili e interessantissime, applicando lo stesso ragionamento alle altre scale viste, come la diminuita e la jazz minor.

Chiaramente qui non si può dare una conclusione, semmai spero di averti stimolato ad aprirti a una visione molto evoluta dell’improvvisazione e della composizione.

Di conseguenza ti invito a seguire i nuovi post che produrrò, per capire fin dove ci si può spingere nel comporre e improvvisare.

Seguimi se ha voglia di andare su strade musicali veramente poco frequentate.

Non è roba per chi vuole le Tab di Sally di Vasco Rossi!

Alla prossima.

Tiziano

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5 pensieri su “[5 scale che ti cambiano la vita] – Un viaggio nella scala esatonale

  1. Bellissimo articolo, analisi accurate e che non lasciano nulla al caso. Veramente esaustivo ed interessante sia dal lato analitico, sia da quello pratico e compositivo. Speriamo esca presto il libro sulle scale perché sarà sicuramente illuminante. Nessuno ti spiega queste cose in questo modo, il ché le rende uniche.
    Complimenti anche ad Ariele per lo schema!

    Jacopo

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  2. Bravo. In un mondo di avari, incapaci di proporre soluzioni in positivo, limitandosi a sterili posizioni in negativo. “Ordine dal caos” diceva Ilya Prigogine. Bravo. Il sudore aiuta a semplificare. La semplicità aiuta la espressione genuina. Questa è la base sincera della Musica: questa è la importanza della tecnica di improvvisazione! Bravo!

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