Dal laboratorio di improvvisazione, il colore delle VOICING

Questo è il quarto assaggio del “Laboratorio di improvvisazione contemporanea – Le abilità necessarie per improvvisare in una band”.

Ormai hai capito: nei 5 incontri del percorso si analizzano gli elementi che servono per improvvisare (e comporre) musica in una situazione di equilibrio e chiarezza a livello di ruoli e struttura musicale. In pratica con questi concetti ogni musicista è in grado di capire come comportarsi e cosa aspettarsi dai compagni di viaggio con cui suona.

Quante volte, infatti, suonando in un gruppo ti sei trovato in difficoltà perché gli altri musicisti, anziché cercare di creare musica che fosse la somma dei valori di ognuno, lavoravano quasi a sottrarre le tue caratteristiche, producendo una musica che non funzionava molto bene? Quante volte il tuo bassista invece di aiutarti o stimolarti nel tuo solo ti fa casino e ti “mette i bastoni tra le ruote”?!

Questo succede quasi in automatico se non ci sono idee sicure su come conviene suonare, se non si hanno dei punti di riferimento chiari a livello di ruoli e struttura, se non si sa quali sono gli elementi fissi che tutti devono condividere e rispettare e quali sono invece i punti su cui si può lavorare liberamente… e soprattutto come regolarsi tra i due.

Se parliamo di improvvisazione, queste dinamiche si amplificano e diventano ancora più complicate e rischiose, per questo motivo è fondamentale analizzare molto bene i pilastri su cui si regge la musica allo scopo di costruire una base comune. Tra l’altro molte volte i musicisti non hanno nemmeno chiaro quale sia il proprio ruolo nella band, non sanno come gestirlo e quindi non hanno idea di come incastrarsi con gli altri musicisti. Che strazio certi gruppi!

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Riprendiamo quindi il discorso iniziato nei precedenti post sull’improvvisazione, e aggiungiamo un tassello molto interessante agli elementi fondamentali attorno ai quali è organizzata tutta la musica e che entrano in gioco anche nell’improvvisazione in gruppo.

Per prima cosa abbiamo introdotto il Ritmo

L’elemento che crea la base su cui tutta la musica viene realizzata, sia quando si improvvisa sia quando si compone musica scritta. Possiamo schematizzare il ritmo musicale come in figura 1. Il tempo scorre da sinistra a destra e il ritmo coincide con una serie di variazioni di suoni e pause che si susseguono sulla linea del tempo.

Figura 1

Figura 1

Poi abbiamo introdotto la Melodia

In particolare l’uso delle note di sintesi della melodia indispensabili per capire il vero telaio melodico di un canto, ovvero la struttura di base su cui è realizzato il tema. Sommando la melodia al ritmo, otteniamo uno schema come in figura 2.

Figura 2

Figura 2

Poi abbiamo introdotto le Funzioni armoniche

In particolare abbiamo fatto riferimento alla linea del basso che può, a seconda dei casi, usare accordi allo stato Fondamentale o Rivolti. Nel caso dei rivolti, conviene sempre considerare anche le fondamentali.

Figura 3

Figura 3

Ora siamo pronti per aggiungere un altro elemento fondamentale alla struttura generica di un brano musicale. In pratica, dallo schema sopra si capisce che lo studio dell’armonia è divisibile in almeno due categorie:

  1. Lo studio delle successioni armoniche, ovvero il passaggio da un accordo all’altro inteso come i cambi tra una Fondamentale e l’altra di un accordo in base alle sue funzioni (Tonica, Dominante…). Il post precedente introduceva a questa parte dello studio dell’armonia.
  2. Lo studio delle voicing, ovvero l’analisi del tipo di sonorità che caratterizza ogni accordo.

Nel 4° incontro parliamo quindi di Voicing

La figura 4 riporta una schematizzazione di tutti questi elementi, incluse le Voicing.

Figura 4

Figura 4

La figura 5 mostra lo stesso schema della figura 4, ma usando il pentagramma e le note musicali. Si tratta infatti della trascrizione di una parte musicale completa, con tanto di ritmo, melodia, armonia e voicing.

Figura 5

Figura 5

Quindi, cosa si intende per voicing?

Con Voicing si intendono le note che formano un determinato accordo e come possono essere disposte nell’accordo stesso. Le voicing, che sono più tipiche del pianista, del chitarrista e degli altri strumenti cosiddetti armonici (e quindi anche di una sezione di sassofoni o di archi), rispondono a due esigenze di base. Queste esigenze in dettaglio sono:

1) Aggiungere più o meno tensioni alle successioni armoniche

Ad esempio nella figura 6 l’armonia è sempre V-I (cioè il G che risolve sul C), ma aggiungendo anche 9, 11, 13 si va ad aumentare il colore o la tensione degli accordi mantenendo intatte le funzioni armoniche. In pratica in questa figura 6 abbiamo tre successioni armoniche identiche (sempre V-I), ma sonorità diverse date dai cambiamenti a livello di voicing.

Figura 6

Figura 6

2) Arricchire lo “spazio” tra la linea di basso e la melodia

Nella figura 7 qui sotto una semplice scala di C lidio è armonizzata con voicing derivate da un unico accordo di C maggiore. Ogni accordo di questa sequenza assume tensioni differenti date dall’incontro tra la melodia, l’accordo di base e le note centrali che aggiungiamo di volta in volta.

Importante: tieni conto che l’ascoltatore percepisce l’effetto complessivo del gruppo verticale di note suonate simultaneamente.

Figura 7

Figura 7

Alcune applicazioni pratiche delle voicing:

– Realizzare un accompagnamento il più possibile adatto alla melodia che mi trovo a dover suonare
– Arrangiare un brano per gruppo di fiati o per più strumenti armonici
– Riarmonizzare una melodia con accordi diversi da quelli usati solitamente

Come puoi trovare le voicing migliori?

Tenendo presente sempre la figura 7 più in alto, per trovare le voicing più adatte dovresti seguire questo procedimento step-by-step:

  1. Sapere quale accordo si sta usando. In figura 7, ad esempio, è sempre l’accordo di C maggiore.
  2. Sapere per ogni voicing qual è la nota della melodia. Quasi sempre sarà una delle note delle scala: in figura 7 una qualsiasi delle note rosse.
  3. Conoscere le note “essenziali” di ogni accordo, ovvero le note che, se presenti, chiariscono la funzione dell’accordo. In generale queste note sono la terza e la settima (a volte la sesta nell’accordo maggiore)
  4. Infine, provare ad aggiungere altre note (9, 11, 13 ecc.) per produrre ulteriori effetti di tensione. Su questo ultimo punto, devi ovviamente giocare un po’ con le sonorità per arrivare a trovare un tuo vocabolario personale.

Se vuoi un altro esempio delle cosiddette “note essenziali”, ecco qui in figura 8 le note essenziali dei tre accordi più usati: il II/V/I del modo maggiore.

Figura 8

Figura 8

Applicazione pratica delle voicing a un noto standard jazz

A questo punto, mettiamo in pratica i concetti studiati nei primi 4 incontri del laboratorio di improvvisazione in un vero pezzo musicale. Il brano My Foolish Heart (musica di Victor Young, testo di Ned Washington) in Bb maggiore è ottimo per applicare tutto quello che abbiamo visto a livello di ritmo, melodia, armonia e voicing!

Ecco qui la trascrizione nei vari elementi considerati, sotto l’immagine trovi la spiegazione.

Figura 9a e 9b

Figura 9a

Figura 9b

Legenda della trascrizione di “My Foolish Heart”
  1. Nel primo pentagramma in chiave di violino abbiamo la melodia originale.
  1. Nel secondo pentagramma pure in chiave di violino, la melodia originale è stata sintetizzata con le note di sintesi (NS) viste nell’incontro 2 (indicate con note bianche). Queste note sono la sintesi che teniamo come voce più alta nelle voicing, così siamo sicuri di non creare dissonanze mentre il solista esegue la melodia
  1. Nel pentagramma in basso (l’ultimo) abbiamo le fondamentali degli accordi che vengono suonate dal basso.
  1. Infine le note nere scritte in chiave di basso e violino nei pentagrammi centrali (2° e 3°) indicano le voicing essenziali che permettono di far sentire le varie armonie che si susseguono.
  1. Ovviamente si possono aggiungere ulteriori “note nere” per variare di più gli effetti di tensione.

Come ripartire l’uso delle voicing in un gruppo

Le voicing possono essere suonate dal pianoforte o dalla chitarra, ma anche da due o tre fiati o archi che ti permetteranno di ottenere un background armonico molto efficace e corposo, senza però mai ostacolare il tema o i solisti che stanno improvvisando in quel momento sulla struttura armonica.

Quando hai sotto controllo tutto questo materiale durante una improvvisazione, veramente ti sposti ad un altro livello. Da qui a scrivere un arrangiamento di base per il tuo gruppo il passo è breve!

Ciao, tiziano

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