I modi della scala maggiore – Parte 2

ovvero IL SEGRETO DEI MODI DELLA SCALA
Ci sono delle peculiarità dei modi della scala maggiore (che quasi nessun insegnante spiega, o forse nemmeno sa!), che se conosciute ti permettono di trasformare completamente il tuo modo di improvvisare e ancora di più di comporre un brano modale.

Per prima cosa rileggiti il post “Modi della scala maggiore parte 1” per avere una visione di base su questo argomento.

Poi guarda questo video e cerca di sentire con molta attenzione le diverse sonorità create da ognuno dei sette modi in cui improvviso.Tutti questi modi hanno un unico centro tonale che è il E, quindi probabilmente ti accorgerai anche che ogni modo, pur avendo un proprio sound, ha molte caratteristiche in comune con gli altri.

IMPROVVISAZIONE MODALE IN E

Ed ora veniamo a capire cosa uso nel video, ovvero quelle che io chiamo le caratteristiche dei modi della scala maggiore. Analizzando queste caratteristiche saltano all’occhio (e all’orecchio) delle particolarità che conoscendole, ci fanno sentire che ogni scala ha un proprio feel particolare. Questo feel è unico ed esclusivo per ogni tipo di modo, e non esiste negli altri sistemi modali come quello della scala minore melodica o armonica.

La figura 1 mostra gli intervalli che cambiano tra un modo e l’altro, riferendo tutti i sette modi al centro di C.

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Il sistema per modi paralleli (come lo chiamo io) permette di confrontare i modi sulla stessa fondamentale, disponendoli parallelamente e vedendone le distanze. Sono le differenze negli intervalli dei modi della scala a determinare le sonorità caratteristiche di ciascun modo.
Figura 1
Figura 1
Punto interessante 1

Disponendoli in questo ordine è possibile passare dal lidio al locrio modificando una sola nota per volta. Dal lidio allo ionico il F# diventa F. Dal ionico al misolidio il B diventa Bb, poi per andare al dorico il E diventa Eb. L’ordine delle note che si modificano è F, B, E, A, D, G… esattamente il ciclo delle quinte.

Punto interessante 2
Per far sì che il meccanismo funzioni, occorre disporre i modi in questo ordine: lidio, ionico, misolidio, dorico, eolico, frigio, locrio. Se consideriamo questi modi come derivati da una stessa scala maggiore, ad esempio C maggiore, otteniamo: F lidio, C ionico, G misolidio, D dorico, A eolico, E frigio, B locrio. Anche qui abbiamo il ciclo delle quinte al contrario (o “ciclo delle quarte”, secondo alcuni). La Figura 2 evidenzia che i modi derivati dalla scala di C maggiore seguono il ciclo delle quinte dal B locrio fino al F lidio.
Figura 2
Figura 2

La figura 3 deriva dalla figura 1 e ci permette di rilevare le note caratteristiche di ogni modo, cioè l’intervallo da evidenziare su ogni modo.
Figura 3
Figura 3

Chiaramente possiamo dire che il modo ionico (= la scala maggiore) e il modo eolico (= la scala minore naturale), essendo le classiche scale su cui è costruito tutto il nostro sistema musicale, non hanno intervalli caratteristici in quanto costituiscono la struttura di riferimento su cui il nostro orecchio cerca le differenze quando ascolta gli altri modi.

Esercizio pratico
Suona tutti i modi paralleli della Figura 1 facendo attenzione alle note caratteristiche, ovvero sentendo come, cambiando una semplice nota, cambia il sound complessivo. La figura 4 mette in ordine i modi in maniera tale da passare da una sonorità all’altra con gradualità. In pratica si passa dal modo lidio con una sonorità dolce, chiara, brillante… fino al locrio che ha una sonorità scura, dura, cupa…
Figura 4
Figura 4

Implicazioni compositive
Come ho detto ogni modo, avendo una propria sonorità particolare, può essere associato a un mood caratteristico, e questo è proprio quello che ha permesso di caratterizzare la musica. Ad esempio il modo frigio è tipicamente usato nella musica con mood spagnoleggiante, il misolidio in certa musica rock blues americana, il lidio con sonorità “ultra maggiore” è tipico di certa musica popolare di origine celtica

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Dalla figura 4 si nota subito che il modo dorico, essendo centrale, è quello con le caratteristiche più giostrabili, avendo un sound non troppo estremo. Questo spiega perché la maggior parte dei brani modali usa il modo dorico come base (So What e Milestones di Miles Davis, Oye Como Va di Carlos Santana, Billie Jean di Michael Jackson, Eleanor Rigby dei Beatles, Smoke on the Water dei Deep Purple, ad es.). Come seconda possibilità, i più usati sono i modi eolico e misolidio, vista la loro centralità in figura 4.

Questo non significa che gli altri modi non abbiano un uso nella musica moderna rock o funk, ma certamente ognuno diventa portatore di uno specifico mood. Tutto questo può essere sfruttato per creare musica con una determinata sonorità e passare da un modo all’altro a seconda delle esigenze compositive. Ecco una serie di indicazioni pratiche per suonare modale in modo chiaro e comprensibile.

Come usare i modi nel solo
1. Evidenzia la fondamentale per dare un assetto chiaro alla musica.
2. Chiarisci la 3a e la 7a per orientare l’orecchio dell’ascoltatore sulla modalità
3. Usa la nota caratteristica del modo (figura 3) per differenziare tra un modo e l’altro
4. Utilizza raramente i cromatismi per non confondere la sonorità globale.

Come usare i modi nell’accompagnamento
1. Usa prevalentemente le note del modo
2. Gli accordi per terze possono funzionare, ma gli accordi per quarte sono sicuramente più efficaci in quanto non richiamano all’orecchio il sistema maggiore-minore.
3. Nelle voicing modali non ci sono note da evitare, quindi tutte quelle del modo sono ottime. Cerca di evidenziare quelle caratteristiche della figura 3.

Un esempio speciale di applicazione dei modi
Nel video ho voluto forzare la mano e creare una composizione che usasse esclusivamente i modi paralleli di E. Questo significa che mi sono sforzato di passare da un atmosfera all’altra, pur restando sempre con il basso (ovvero il centro tonale) in E. Per inciso, il meccanismo che ti spiego ora e che ho seguito a livello mentale per costruire questa improvvisazione, è molto chiaro e rigoroso. Qualcuno potrebbe quindi azzardare a dire che il mio modo di suonare sia un po’ “cerebrale”. Se anche tu hai questo dubbio, riascolta il video per piacere. Ti sembra cerebrale (ovvero meccanica/fredda/rigida…) questa impro??

Bene, procediamo. Per prima cosa, ho cercato le voicing che evidenziassero le sonorità di ogni modo.
Figura 5
Figura 5

Poi ho scelto una successione di sonorità che evidenziassero i diversi mood partendo dal dorico. La figura 6 mostra la successione dei modi, dove ogni modo ha la durata di 8 battute.
Figura 6
Figura 6

La figura 7 mostra come potrebbe essere sintetizzato graficamente il brano del video. Nota che per evidenziare il contrasto tra i modi, alla fine intensifico gli sbalzi da un modo all’altro.

Figura 7
Figura 7

ESERCIZIO CONCLUSIVO
Riascolta il video e dopo aver notato i cambi di atmosfera, crea un tuo brano utilizzando questi accorgimenti.

Ciao, tiziano

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3 pensieri su “I modi della scala maggiore – Parte 2

  1. Pingback: I modi della scala maggiore – Parte 1 | Best of bass

    • gent.mo SIg. Zanotti vorrei chiedere ,forse e’ una domanda banale, nella sua improvvisazione del video con centro tonale in E,impro che a me e’ piaciuta molto, l’accordo che accompagna l’impro e’ sempre E oppure varia a seconsa dei vari modi es. misolidio accordo di E7, dorico accordo di E-7 ecc.: mi scuso ancora per questa domanda forse anche stupida, per il resto sto studiando sul suo vol. n.1 bassista contemp. che ho trovato interessante molto e ben spiegato.Grazie ancora perche con il suo libro mi’ e’ tornata la voglia di studiare come quando .ero ragazzo, grazie a presto .gigi anni 65 di savona

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      • Grazie Gigi per la domanda. La risposta è semplice: Per ogni modo c’è un accordo diverso sempre con fondamentale E. E7 per misolidio, Em7 con 6 magg per il dorico, Em7 con b9 per il frigio… Le voci precise che suono al pianoforte sono trascritte nel post “I modi della scala maggiore II parte”. Quindi per ogni modo ho suonato oltre alla fondamentale, 3, 5 e 7 anche le note caratteristiche di ogni modo. Durante il solo ho cercato di enfatizzare le stesse note di ogni modo. Se ascolti con cura diverse volte noterai che ogni modo ha un mood particolare che può essere abbinato a diversi stili musicali. Ad es nel lidio puoi sentire una sonorità tipica di alcuni brani dei Weather Report, nel misolidio e nel dorico tipiche di Red Hot e del Blues… Oltre che sul post, trovi dettagliato tutto questo sul Volume 2 del Bassista Contemporaneo a partire dalla lezione 27. Grazie ancora della possibilità di spiegare meglio il tipo di studi che sto portando avanti per le lezioni di basso e composizione con i miei ragazzi. Da anni sto facendo studi molto speciali per tirare fuori musica non banale. Ti auguro “Mente aperta!!!” tiziano

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