Il segreto per capire tempo, ritmo e poliritmi: indizio 1

Ritmo, tempo, poliritmi, accenti… quanta confusione tra tutte queste parole!

Questo post e il seguente vogliono dare un po’ di ordine a questi termini in maniera tale da porre delle fondamenta solide per riuscire a impadronirsi della ritmica musicale.

Allo stesso tempo, se hai già letto qualche altro mio articolo, avrai sicuramente capito che qui non trovi il solito approccio o le solite spiegazioni che potresti leggere sugli altri libri.

Anzi, come in tutto quello che faccio, cerco di personalizzare la mia impostazione al massimo, e anche in questo caso non farò eccezione a questo metodo!

In quasi trent’anni di insegnamento ho sempre sentito molta confusione attorno alle questioni ritmiche, non solo da parte dei dilettanti ma anche da parte di musicisti cosiddetti professionisti.

Anche nei casi in cui il risultato musicale era buono, durante le prove capitava spesso di non capirsi del tutto e quindi di perdersi in discussioni lunghe e a volte inutili solo per mancanza di una terminologia chiara.

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Ma veniamo al post.

Domanda 1. Cosa lega un incallito rocker supertatuato, una cantante lirica in sovrappeso, un sitarista indiano nella posizione del loto, un percussionista di djembè che prega per il raccolto o una leggiadra suonatrice di koto giapponese?
Risposta: Ognuno di loro fa musica, ma in pratica tutti devono rapportarsi con il ritmo della musica che stanno suonando.

Domanda 2: Come mai esistono migliaia di libri su come organizzare e combinare accordi, arpeggi, scale per comporre, improvvisare e suonare, ma solo una piccola manciata di testi su come analizzare nel dettaglio le possibilità ritmiche e usarle in modo creativo?
Risposta: Parlare di scale, accordi, armonia… è relativamente facile: definisci una regola e la vai ad applicare in esercizi teorici e pratici. La parte ritmica invece è solo di rado considerata dal punto di vista teorico, privilegiando invece la pratica magari dopo pochi concetti condivisi.

A conferma di questo, si nota che la maggior parte dei testi per batteria è dedicata a come realizzare tecnicamente i ritmi sullo strumento, ma poco o nulla si concentra sul come analizzare, immaginare e interpretare il ritmo. O su come inquadrare il tempo, definendo metri e ritmi.

Elementi per un corretto sviluppo ritmico

Il punto di partenza per un sano sviluppo del materiale ritmico è prendere consapevolezza del fatto che dobbiamo avere:

A) una terminologia univoca per definire nella maniera più chiara possibile tutti i concetti legati al ritmo

B) un’analisi delle sensazioni che la percezione del ritmo produce.

Infatti, come un accordo maggiore suonato dopo lo stesso accordo minore ci dà una sensazione di apertura o slancio, così un Tempo semplice produce sensazioni più rigorose e quadrate rispetto a un Tempo composto o a uno Shuffle.

Sì, terminologia ed effetto psicologico sono i punti cruciali

per lavorare sul ritmo in modo consapevole

Rhythmic Guru è un corso che sviluppa un metodo estremamente innovativo per migliorare in modo impressionante il proprio sentire e praticare il ritmo.

Il metodo è basato su un procedimento di lavoro fisso che chiamo 1 – 4 – 1, cioè un’unità di tempo dedicata a capire, quattro unità per fare e un’unità per analizzare. In pratica 15 minuti di comprensione sul da farsi, 1 ora di pratica ininterrotta senza domande o osservazioni, e 15 minuti di analisi su cosa è avvenuto in noi.

Gli argomenti affrontati vanno dai concetti base della nostra musica come ritmo, tempi semplici, composti, poliritmi… fino alle applicazioni stilistiche delle musica rock, jazz, funk, contemporanea (Zappa, Ligeti, Varèse, Stockhausen, Boulez) e poi la musica del resto del mondo (latinoamericana, indiana, araba, esteuropea, giapponese).

Quando sarà il momento dedicherò un post specifico al Rhythmic Guru.

Qui invece intendo analizzare le definizioni utili per lavorare sul ritmo e proporre alcune idee per diventare ritmicamente più efficaci.

Ho identificato 4 definizioni utili, la prima è oggetto di questo articolo mentre le successive verranno sviluppate nei successivi.

Le quattro definizioni base del ritmo

  1. Tempo e ritmo
  2. Tempo semplice e tempo composto
  3. Tempi dispari
  4. Stili di ritmi

 

Definizione 1. Tempo e ritmo

1. Vogliamo essere estremamente pratici? Bene, il tempo musicale può essere visto come se tu stessi procedendo sulla rotaia di una ferrovia.

Figura 1

  • Immagina di scorrere su una rotaia ad una velocità fissa.
  • Mentre scorri, vedi passare sotto di te le traversine disposte a distanze uguali una dall’altra.
  • Tu sei il tempo: più vai veloce più le traversine passano in fretta sotto di te.

2. Nella Figura 2 associamo tempo e scrittura musicale: ad ogni traversina corrisponde una nota o pausa di un quarto (semiminima).

Figura 2

3. Fin qui tutto dovrebbe essere chiaro, anzi quello che avviene in figura 2 è quello che la musica di tutto il mondo condivide. Ovvero qualsiasi musica che conosciamo si basa sul fatto di suonare o non suonare in corrispondenza di una traversina.

Ma ecco che nella particolare esperienza ritmica europea si inserisce un fattore non riscontrabile nelle musiche degli altri continenti: questo fattore è l’armonia, ovvero la possibilità di avere una sonorità sottostante alla melodia. Essa determina la necessità di creare delle unità più grandi del semplice susseguirsi di traversine perché se la melodia può cambiare ad ogni traversina, l’armonia richiede invece un procedere più lento per consentirci di percepire gli effetti di due o più note su un’unica armonia.

E quindi, per ritornare alla metafora della rotaia, notiamo che in figura 3 ogni 4 traversine abbiamo un palo di alimentazione che stabilisce queste unità più ampie formate da 4 traversine, corrispondenti a raggruppamenti di quattro semiminime che formano una battuta che chiameremo di 4/4.

Figura 3

  • Tu sei sempre il tempo che scorre: adesso ogni 4 traversine vedi passare un palo.
  • Questo palo ti evidenzia un punto importante ogni 4 traversine (ogni 4 quarti).

Figura 4

4. A questo punto quello che viene chiamato Tempo è lo spazio tra un palo e l’altro, o meglio il tempo che intercorre tra un palo e l’altro mentre scorri sulla rotaia ad una velocità costante.

Figura 5

Nel pentagramma, il segno di tempo è scritto all’inizio. In questo caso è un tempo in 4/4, corrispondente a 4 traversine.

  • Per te che scorri le traversine non sono più tutte uguali, anzi quella che si trova in corrispondenza del palo è più importante e in musica si dice che ha un accento forte.
  • Gli altri accenti in corrispondenza delle altre traversine (debole, mezzo forte e di nuovo debole) producono un effetto psicologico diverso rispetto al primo accento.
  • Il terzo accento per convenzione è chiamato mezzo forte e non debole perché spesso nella musica europea l’armonia cambia sul 3 oltre che sul 1, quindi non possiamo definirlo debole. Allo stesso tempo non può essere considerato forte perché non si trova in corrispondenza di un palo.

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5. Abbiamo stabilito cos’è il Tempo. Bene, il ritmo non è altro che uno spezzare la continuità del tempo con un suono alternato a silenzi. La Figura 6 rappresenta una metafora di come viene prodotto un ritmo: stavolta sei il macchinista del treno, stai guidando a velocità costante e ogni tanto ti sporgi dal finestrino e appoggi un oggetto (ovvero una nota) sul binario.

Figura 6

  • Il ritmo è formato dai suoni che vengono prodotti scorrendo su un tempo organizzato in battute.
  • Il tempo è dato dalle dimensioni della battuta o misura.
  • Il tempo è quello che viene spesso scandito dal battito costante del piede, mentre il ritmo vi si adagia sopra.

Ora che abbiamo definito gli elementi basilari aiutandoci con una metafora, possiamo scendere nel dettaglio con definizioni più specifiche ma rimanendo esclusivamente in ambito musicale.

Pulsazione: è il ricorrere costante (esplicito o solo mentale) di un suono che può essere chiamato movimento o beat. Il pendolo o il metronomo possono scandire la pulsazione producendo un suono reale mentre un direttore d’orchestra genera solo un movimento fisico, in ogni caso entrambe queste pulsazioni hanno lo stesso scopo. Per i musicisti la pulsazione è spesso espressa dal battere e levare del piede.

Tempo: è il raggruppamento di pulsazioni costanti su cui può essere inserito un Ritmo. Il tempo si definisce in base alla Battuta o Misura.

Segno di tempo: è il numero che viene messo all’inizio del brano, e in alcuni casi anche durante il suo sviluppo.

Misura o Battuta: è lo spazio tra una stanghetta e l’altra la cui grandezza varia a seconda del tipo di Segno di tempo.

Figura 7

Ritmo musicale: è il movimento dei suoni musicali disposti nel Tempo.

Accento forte, Accento debole e Accento mezzo-forte: Ogni Tempo per natura ha un accento forte (ovvero un’enfasi) sul battere e un accento debole o mezzo forte sugli altri movimenti. Anche sul Ritmo musicale, ovvero il movimento dei suoni disposti nel tempo, possiamo avere un’enfasi particolare su determinati suoni rispetto agli accenti naturali di quel determinato ritmo.

Figura 8

Sincope: è uno spostamento degli Accenti naturali di una Battuta, ad esempio l’Accento forte dell’inizio della battuta, ottenuto attraverso un suono che partendo prima del battere fa sì che non si senta l’accento forte.

Contrattempo: è uno spostamento degli Accenti naturali di una Battuta, come la Sincope, ottenuto attraverso una pausa che, messa ad esempio sul battere, fa sì che non si senta l’accento forte.

Figura 9

Questo è tutto per quanto riguarda le definizioni essenziali attinenti Ritmo e Tempo. È fondamentale assimilare bene questi punti per poter affrontare in maniera efficace gli argomenti del prossimo articolo, che ti ricordo saranno:
– tempi semplici e composti
– tempi dispari
– stili di ritmo

A presto
tiziano

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9 pensieri su “Il segreto per capire tempo, ritmo e poliritmi: indizio 1

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