Tu ci metti l’impegno, io ci metto la faccia!

In questo articolo vorrei dare alcuni spunti di riflessione sull’argomento “scuole di musica”, concentrandomi in particolare sulla mia esperienza come insegnante e fondatore del BassLab.it di Bologna.

Questo è il periodo in cui c’è un grande fermento per quanto riguarda la domanda e l’offerta di corsi di ogni genere. Tra settembre e ottobre molte persone si lanciano con buoni propositi alla ricerca di un corso per imparare o approfondire una passione che magari rimandano da tempo (es. danza, yoga, zumba, pilates, musica, ecc.).

Allo stesso tempo, nuove o vecchie associazioni e scuole ripartono con le loro attività cercando di attrarre sempre più pubblico. Tutto questo è positivo, significa che c’è entusiasmo e voglia di fare.

Ora ti faccio una domanda. Mettiamo che io sia interessato a studiare basso elettrico o contrabbasso: perché mi dovrei iscrivere al BassLab? Perché questa scuola e non un’altra?

Il BassLab.it (per gli amici BLIT) è stato fondato nel 2008 con l’obiettivo di fornire una preparazione il più possibile completa a bassisti e contrabbassisti, colmando lacune molto infelici nei sistemi formativi ufficiali. E infatti il Basslab.it di Bologna è ormai una certezza… che per inciso qualcuno ha già copiato nonostante sia un marchio registrato!!

Partita come scuola esclusivamente per bassisti e contrabbassisti, in pochi anni si è evoluta in un vero e proprio laboratorio per musicisti dove, oltre a studiare uno strumento, si imparano anche i principi per realizzare musica ad alto livello e diventare seri professionisti, e non ultimo dove si scambiano stimoli e input per crescere come persone aumentando la propria fiducia e autostima.

Fin dall’inizio i propositi erano chiari. La mia esperienza come insegnante presso enti quali il Teatro alla Scala di Milano, la Fondazione Toscanini di Parma, oltre che come fondatore e direttore del Centro di Formazione Musicale di Bologna, mi aveva fatto capire un concetto fondamentale, forse il più importante di tutti.

Non è il fatto di disporre di una grande struttura, scuola di musica o conservatorio che sia, che permette agli allievi di diventare veri professionisti della musica, quanto il lavorare a stretto contatto con loro condividendo problemi e speranze e cercando di individuare assieme soluzioni e strategie efficaci.

Non è necessariamente nella grande scuola, piena di aule giganti e strumenti ben sponsorizzati, che ottieni risultati sicuri ed efficaci ma è affidandoti a una piccola struttura, dove puoi rapportarti personalmente con l’insegnante e curare la tua formazione nel minimo dettaglio.

 Non il Più ma il Meno

permette alle persone di crescere artisticamente in un ambiente creativo, stimolante e produttivo.

L’ho concepito così il BassLab: piccoli spazi, pochi insegnanti ma molto specializzati, una gestione molto leggera e agile, lezioni singole o in piccoli gruppi (come richiesto da certe materie) con al massimo 4 persone. Negli anni è stato necessario allargare la cerchia degli insegnanti, ma questi sono e saranno sempre ex allievi con particolari qualità musicali, artistiche e didattiche costruite e fortificate attraverso i percorsi offerti dal BassLab (ovvero Bassista Contemporaneo per il basso elettrico e Tecnica contrabbassistica per il contrabbasso).

Attualmente i miei tre collaboratori Nicola, Paolo e Urbano si diversificano per il particolare approccio, chi più dedicato allo strumento chi più alle materie teoriche chi all’ambito artistico. Altri entreranno in questa cerchia nei prossimi anni.

In media uno o due ragazzi all’anno vengono selezionati per entrare nello staff e si sottopongono a una speciale disciplina di studio e sperimentazione. Non tutti possono farcela!

Non tutti sono disposti a dedicarsi al 100% a portare al massimo livello tecnica strumentale, conoscenza scientifica e creatività artistica, affiancate ad altrettanto rigore nella preparazione per l’attività di docenza.

Insegnare al BassLab come lo intendo io, infatti, è molto impegnativo: non è una questione di racimolare un po’ di soldi per sbarcare il lunario, ma si tratta di affrontare i problemi tecnici, musicali, a volte caratteriali della maggior parte degli allievi. Insomma non si può stare dietro una cattedra e limitarsi a pronunciare sentenze del tipo “quello non studia abbastanza” oppure “quell’altro non ha talento” o ancora “quest’anno non sono arrivati ragazzi sufficientemente dotati”. Non si possono giudicare gli allievi in questo modo!

Un ragazzo o una ragazza si iscrivono a una scuola di musica e si affidano a quello che l’insegnante propone sia direttamente attraverso il programma didattico, sia indirettamente tramite il proprio comportamento ed esempio.

È fondamentale che l’insegnante metta il massimo impegno per trovare le soluzioni e fare in modo che l’allievo impari e ottenga dei miglioramenti.

In caso contrario, c’è il rischio reale che la scuola si trasformi in una creatura addetta solo a esprimere valutazioni, o in un apparato di burocrati o peggio di esaltati che sfruttano l’ora di lezione per dare sfoggio del proprio (presunto) virtuosismo, quasi dimenticandosi anche fisicamente dell’allievo che hanno di fronte!

Da qui l’atteggiamento necessario di un bravo insegnante: deve metterci la faccia, deve “sporcarsi le mani” per tirare fuori il massimo e anche di più da te che lo hai scelto come insegnante, credendo in lui e nelle sue capacità e intenzioni.

Questo perché i risultati che puoi ottenere frequentando un corso di musica non si limitano a un miglioramento della tecnica strumentale, ma si allargano indirettamente anche ad altri fattori come ad esempio:
– sviluppo della cultura musicale
– capacità di rapportarsi con le altre persone, musicisti e non
– capacità critiche e ascolto non superficiale della musica
– rafforzamento della sicurezza personale
– capacità di proporsi
– gestione delle emozioni nel suonare in pubblico
– ecc.

Solo con un approccio ben equilibrato tra questi aspetti, infatti, sarà possibile promuovere un miglioramento personale (MPe) e professionale (MPr) dei futuri musicisti. A tutto questo, nel tempo deve corrispondere anche un miglioramento delle condizioni finanziarie (MFi) conseguenti all’evoluzione del proprio valore individuale.

Io ci metto la faccia, tu ci metti l’impegno!
(Non posso ancora fare miracoli perché non è il mio settore!!)

Per quanto riguarda la didattica, chi lavora con me sa che seguo un metodo ben preciso dove nulla è lasciato al caso.

Per chiarire ancora meglio il mio modo di lavorare ho registrato un video un po’ diverso dal solito, che ti invito a guardare perché ti permetterà di comprendere fin da subito alcuni meccanismi utili che potrai applicare immediatamente (… a maggior ragione se sei un insegnante).

Nel video mi concentro in particolare sul corso di Basso elettrico, ma naturalmente l’approccio è estendibile a tutti i corsi proposti al BassLab:

  • Contrabbasso
  • i vari corsi complementari per tutti gli strumentisti di Educazione dell’orecchio, Armonia jazz e Armonia classica, Composizione, Pianoforte complementare, Lettura e analisi, Applicazioni poliritmiche, altrettanto importanti per avere una formazione il più completa e approfondita possibile.

La metodologia al BLIT
In tanti anni di esperienza ho individuato cinque obiettivi generali su cui concentrare lo studio:
• Uditivo, ovvero usare lo strumento riproducendo esattamente quello che viene suonato da un altro musicista o il proprio pensiero musicale, che prima o contemporaneamente viene cantato.
• Visivo, ovvero usare lo strumento visualizzando scale, arpeggi, posizioni sulla tastiera.
• Cinestesico, ovvero usare lo strumento con la maggior agilità e velocità possibili.
• Semantico, dove si riflette sui contenuti emotivi, sui significati e sulle convinzioni personali per creare e realizzare la propria musica.
• Sintattico, dove si combinano il suono personale e i simboli per organizzare e sintetizzare gli aspetti ritmico-melodico-armonici nelle proprie composizioni.

Come si insegna al BLIT
Questi sono alcuni punti chiave che vengono seguiti nel modo di insegnare:
• Studio della musica come percorso per lo sviluppo culturale, fisico e spirituale che si incrementa in anni di lavoro positivo.
• Conoscenza della tradizione musicale ed imitazione come principi fondamentali per poter creare il nuovo.
• Ripetizione dei passaggi sullo strumento per renderli automatici e istintivi.
• Approccio positivo volto a eliminare ogni tipo di dubbio sulla tecnica strumentale, compositiva e sulle doti musicali dell’allievo.
• Continua ricerca dell’equilibrio tra parte tecnica e parte creativa dello studio.
• Strumento visto come un’estensione del corpo, fisicamente in armonia con il musicista.
• Studio come sintonizzazione del musicista con la musica e il proprio strumento.
• Canto e indipendenza degli arti necessari per agevolare la riuscita musicale.
• Percorsi flessibili ma contemporaneamente ben programmati fin dall’inizio del corso.
• Raccolta e analisi delle informazioni circa la qualità e l’efficacia dei metodi usati nelle lezioni per riorganizzare e migliorare l’insegnamento.

Ci vediamo al prossimo post, dedicato al Latin e al Bass Tumbao!
tiziano

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