È possibile un futuro del contrabbasso… con arco e frecce??

Dopo una serie di articoli dedicati al basso elettrico o ad argomenti (es. l’improvvisazione) utili per tutti gli strumenti, in questo post ritorno a occuparmi di tecnica contrabbassistica, focalizzandomi in particolare su un argomento che mi sta molto cuore e al quale ho dedicato molto tempo ed energia, ovvero l’uso dell’arco. L’occasione mi viene data dal prossimo mini-tour all’estero con il progetto Psaico Bop, nel quale ci sono diversi brani in cui esploro l’utilizzo dell’arco in stile classico applicato al jazz contemporaneo.

Intanto ecco le prossime date. Se sei nei paraggi vieni a fare un salto (non si sa mai…):
8 settembre 2012: Club A38 di Budapest
29 settembre 2012: Jazz Time di Praga.

Gli altri musicisti sono Alessio Alberghini al sax e Claudio Trotta alla batteria, con il grande sassofonista americano Sabir Mateen direttamente da New York.

Dopo un po’ di sana promozione, entriamo nel vivo dell’articolo che è diviso in 2 parti:

  • Nella prima parte ti darò alcuni punti di riferimento per orientarti nel variegato “mondo dell’arco”
  • Nella seconda parte ti indicherò alcune “frecce”, ossia degli strumenti pratici da usare per potenziare e rendere più efficace la tua tecnica.

Parto dal presupposto che se con il pizzicato la mano destra ha il compito di controllare il suono nel momento dell’attacco iniziale, al contrario con l’arco la mano destra deve controllare il suono per tutta la durata della nota. Risultato: con l’arco l’attenzione alla mano destra va tenuta continuamente!!

In tutti questi anni di pratica mi sono quindi posto alcune domande relativamente all’uso dell’arco:
1. Come posso ottenere con l’arco un suono chiaro, pulito e veramente potente?
2. È possibile suonare con l’arco un brano in stile jazz mainstream senza trasformarlo in una “nenia” o all’opposto in un’inutile esibizione di virtuosismo da musica pop (modello “discount dell’acuto” di Al Bano)?
3. Può il contrabbasso suonato con l’arco produrre suoni nuovi? Ovvero suoni non solamente legati alla sonorità classico-romantica?
4. Si possono ottenere con l’arco un attacco e una padronanza ritmica analoghi a quelli prodotti con il pizzicato?

Per alcune di queste domande ho trovato risposte esaurienti che vorrei analizzare qui. Onestamente per altre ci sto ancora lavorando!!

Sicuramente per rispondere alla prima domanda (“Come ottenere un suono chiaro, pulito”) è necessario procedere allo studio classico dell’arco. Ovvero uno studio per imparare a emettere suoni precisi, privi di sbalzi di dinamica, con attacco chiaro e timbro costante per tutta la lunghezza dell’arco. In effetti questo è come dire: parlare una lingua con una pronuncia corretta significa minimizzare la cadenza tipica dell’ambiente in cui si è cresciuti a favore di una pronuncia priva di accenti o inflessioni dialettali o locali. La stessa cosa funziona esattamente per la musica: si può suonare semplicemente emettendo il suono che viene, così come viene, senza sforzarsi di gestirlo e controllarlo in modo completo. Ricorda: o tu gestisci il suono o il suono gestirà te! Nel caso sia lui a comandare bisogna sperare che si tratti di un buon suono, altrimenti è probabile che un altro contrabbassista prenda il tuo posto e magari non riesci nemmeno a capire il perché!!

Categorie delle sonorità del contrabbasso con l’arco
Proprio perché ho sempre amato il contrabbasso e l’ho sempre considerato nella sostanza e non solo nella forma uno strumento ad arco (!!!), ho dedicato tempo a capire quali erano le differenze tra i vari contrabbassisti classici, jazz, pop, d’avanguardia… che usavano l’arco. Sono arrivato a questa conclusione: esistono tre categorie o stili di uso dell’arco, a prescindere dal fatto che si interpreti musica scritta o si privilegi l’improvvisazione come metodo espressivo. Ecco queste tre categorie:
1. Classico o romantico
2. Ritmico o swing
3. Sperimentale o d’avanguardia

Categoria 1: Suono classico o romantico
Ritengo che questa sia la categoria di base, paragonabile a una pronuncia linguistica perfetta. Padroneggiando bene questa categoria, è possibile acquisire le altre due abilità senza grosse modifiche a livello di tecnica (impostazione delle mani, dello strumento…) ma solo con cambiamenti in termini di approccio stilistico e psicologico.

Caratteristiche del suono: Chiaro, pulito e omogeneo per tutte le arcate. La scelta del crescendo e diminuendo, degli accenti e degli staccati è gestita completamente dal musicista e non capitata per caso. In pratica quello di cui si dovrebbe occupare un vero corso di contrabbasso classico (se fatto bene, cosa non così scontata).

Nell’elenco di musicisti da considerare come modello per quel che riguarda la tipologia del suono inserirei:
Come interpreti classici, cioè che lavorano usando materiale organizzato da altri: Gary Karr, Ludwig Streicher, Franco Petracchi, François Rabbath e tantissimi altri di nuova generazione.
Come improvvisatori o musicisti che lavorano su materiale originale: Miroslav Vitous, John Patitucci, Eddie Gomez, Renaud Garcia Fons, Edgar Meyer (e anche qui l’elenco potrebbe continuare).

Categoria 2: Suono ritmico o swing
In questa categoria inserisco musicisti prevalentemente jazz e in particolare mainstream.

Caratteristiche del suono: attacco estremamente grintoso, note prese prevalentemente con arcate singole, grande forza, pronuncia ispirata agli attacchi del sassofono. Questo tipo di suono è ottenuto applicando molto peso all’arco e siccome la pronuncia jazzistica preferisce il ritmo swing (di base terzinato), si ha una prevalenza di crome swing molto veloci.

Caratteristica di questa categoria di bassisti è di non aver frequentato molto il sound classico, ma di aver ricercato un proprio stile soprattutto da autodidatti. A livello numerico, questi contrabbassisti sono inferiori rispetto a quelli della categoria classico-romantica. Facendo il parallelo con la lingua parlata, è come dire che questi hanno sviluppato un proprio dialetto molto raffinato e ricco di sfumature, personale al punto da poterne riconoscerne al volo la paternità.

Come interpreti ritmici e jazz inserisco: Jimmy Blanton, Paul Chambers, Charles Mingus, Slam Stewart, il grande Christian McBride.

Categoria 3: Suono sperimentale o d’avanguardia
E qui veniamo al suono oltre i confini del “bel suono” o del “buon swing”. Dalla fine degli anni Quaranta del secolo scorso, a tutti gli strumenti tradizionali dell’orchestra si sono via via richiesti usi alternativi a fianco dei primi esperimenti di musica elettroacustica. Il contrabbasso, anche se grazie a solo pochi pionieri, è riuscito a ricavarsi un posto di enorme rilievo. In parte perché rispetto agli altri strumenti ad arco era rimasto indietro in termini di evoluzione tecnica e didattica, ma molto anche grazie alla sua natura di strumento dal grande corpo quindi con capacità di emettere suoni gravi naturali e suoni acuti attraverso armonici naturali o artificiali (che il violino si sogna!!). Inoltre il fatto di valorizzare, dagli anni Cinquanta, quello che fino allora era stato considerato suono non bello ma efficace (vedi John Cage, o le band metal industrial…), ha permesso al contrabbasso di diventare uno degli strumenti più gettonati. E qui si aprirebbe una finestra su come valutare la qualità della musica contemporanea, ma mi porterebbe temporaneamente fuori strada quindi preferisco rimandare il tema a un prossimo post.

Caratteristiche del suono: in questa categoria inserirei tutti i suoni ottenuti con tecniche diverse da quelle usate nelle altre categorie, tipo l’arco usato “col legno”, oppure strofinato per la lunghezza della corda… Insomma suoni con un’intonazione non precisa o dove la parte intonata è sottoposta ad altri rumori prodotti con l’arco.

Tra gli interpreti più efficaci di questa categoria inserirei: Bertram Turetzky, Stefano Scodanibbio, Mark Dresser, Barre Phillips, e l’elenco potrebbe continuare anche perché le nuove tecniche sono continuamente in movimento. Questi musicisti sono dei veri innovatori che hanno aperto strade ben tracciate per arrivare al futuro (e talvolta dando l’occasione a imitatori scadenti nonché venditori di fumo di spacciarsi per i geni che non sono!).

In pratica la musica successiva al secondo dopoguerra ha cercato di abbandonare la ricerca di combinazioni melodico-armoniche per indirizzarsi sempre più verso lo sviluppo ritmico (vedi Igor Stravinskiy, Edgar Varèse, Bela Bartok) e ancor di più timbrico, per concentrarsi anche sulla gestione del rumore e sulla musica elettroacustica (John Cage, Karlheinz Stockhausen, Pierre Boulez, Luciano Berio…).

Le tre categorie hanno per me uguale valore artistico, ma per quel che mi riguarda le ho attraversate tutte partendo dalla prima (quella classica), focalizzata sulla ricerca della purezza del suono. Credo che lavorare sulla qualità del suono con l’arco sia una delle cose più importanti per un contrabbassista, a patto di non dimenticare che rappresenta un terzo del panorama completo.

E VENIAMO ALLE FRECCE!

Ebbene, a questo punto ti consiglio di guardare il video che ho registrato tempo fa con il mio trio, dove nell’intro uso l’arco cercando un suono classico-romantico.

Le 3 frecce o fattori per creare il suono con l’arco
Le frecce della Figura 1 mostrano i tre fattori fondamentali indispensabili per produrre il suono sugli strumenti a corda.
Figura 1

Questi fattori sono:
D = distanza dell’arco dal ponte
P = peso della mano applicato all’arco
V = velocità di scorrimento dell’arco sulla corda

A livello di studio è molto utile allenare questi fattori separatamente e cercando di mantenerli sempre costanti, anche se nella pratica musicale questo è difficilmente realizzabile. Ad esempio raramente la velocità di scorrimento dell’arco rimane costante per tutta la durata della nota, così come il peso dell’arco raramente è costante nel passaggio tra una corda e l’altra. Inoltre, a parità di peso applicato, difficilmente la distanza dell’arco dal ponte resta perfettamente costante. Comunque sia, conviene studiare ognuno dei tre fattori (ovvero le frecce) il più possibile singolarmente.

A questo punto assegniamo dei valori di riferimento ai 3 fattori DPV, in modo da poterli poi combinare.

Fattore D: distanza dell’arco dal ponte
Definiamo tre tipi di distanza dal ponte dell’arco:
D1 = 4 cm dal ponte (vicinissima al ponte)
Suono molto rigido, pesante, grintoso

D2 = 12 cm dal ponte (posizione intermedia)
Suono chiaro, agile, compatto

D3 = 20 cm dal ponte (molto distante, praticamente sulla tastiera)
Suono molle, pesante

Figura 2

Esercitati a suonare a queste tre distanze mantenendo il peso (P) e la velocità (V) costanti, al fine di capire il tipo di suono che ogni distanza produce.

Fattore P: peso della mano applicato all’arco
Definiamo tre tipi di peso da applicare sull’arco con la mano destra:
P1 = minimo peso applicato per ottenere il suono
Suono con dinamica piano

P2 = peso medio applicato all’arco
Suono con dinamica mezzo piano o mezzo forte

P3 = massimo peso applicato all’arco
Suono con dinamica forte

Figura 3

Esercitati a suonare applicando i tre tipi di peso e mantenendo gli altri due fattori costanti, al fine di capire il tipo di suono che ogni peso produce.

Fattore V: velocità con cui l’arco scorre sulla corda
Definiamo tre tipi di velocità da applicare riferendoci alla velocità del metronomo:  = 100
V1 = esegui un nota di 6/4 dalla punta al tallone mantenendo la velocità costante.
Velocità dell’arco lenta.

V2 = esegui un nota di 4/4 dalla punta al tallone mantenendo la velocità costante.
Velocità dell’arco media.

V3 = esegui un nota di 2/4 dalla punta al tallone mantenendo la velocità costante.
Velocità dell’arco spedita.

Figura 4

Anche qui esercitati a suonare applicando i tre tipi di velocità e mantenendo gli altri due fattori costanti, al fine di capire il tipo di suono che ogni velocità produce.

Le 3 frecce combinate
Combinando i tre fattori possiamo ottenere fino a 27 combinazioni di suoni con dinamiche e timbri anche molto diversi tra loro! La figura 5 ti mostra la combinazione matematica dei vari fattori.

Figura 5

Le timbriche e le dinamiche ottenute modificando un solo fattore (mantenendo fermi e costanti gli altri due) a un primo ascolto possono sembrare simili o almeno intercambiabili tra loro. In realtà possiamo rilevare sensibili differenze se analizziamo il suono anche in base ai seguenti parametri:
1. Attacco
2. Rilascio
3. Proiezione nello spazio
4. Brillantezza
5. Pesantezza
6. Compattezza

Ritieni che siano parametri poco significativi o trascurabili? Ti garantisco che i grandi musicisti che ho elencato in questo post li considerano tutti molto molto importanti!

Delle 27 possibilità indicate in Figura 5, la 3 e la 25 rappresentano gli estremi pianississimo e fortississimo. La figura 6 mostra queste due possibilità estreme applicate alla scala di G maggiore. Esercitati prestando molta attenzione ai tre fattori. Prova anche con altre scale in modo da sensibilizzare la mano e l’orecchio ai diversi colori prodotti dalla combinazione delle frecce:

Figura 6

Questo è tutto per quanto riguarda un’introduzione all’uso del contrabbasso con l’arco oltre i confini stilistici, della moda e del tempo. Ascolta i musicisti che ho citato prima e pratica più che puoi le varie possibilità. È un lavoro lungo ma pieno di soddisfazioni.

Con arco e frecce possiamo assicurare al contrabbasso un futuro splendente!!
tiziano

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