Quante cose si possono fare con una scala pentatonica?

Pubblicato: 11 novembre 2011 in Basso elettrico, Contrabbasso, Livello avanzato, Livello intermedio, Video
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Eccomi qua finalmente con un nuovo articolo! Era da un po’ di tempo che non aggiornavo il mio blog, ma tra un viaggio in Germania, una serie di concerti (tutti con formazioni diverse, tra cui uno in Bielorussia in solo), e logicamente la ripresa a pieno ritmo dei corsi di musica al BLIT di Bologna, mi è stato materialmente impossibile mettermi a scrivere… Anche perché, come ben sanno i miei lettori e allievi, ogni articolo è molto denso di contenuti e immagini e mi richiede ogni volta un lavoro bello tosto di preparazione.

Bene, iniziamo! In questo incontro vorrei analizzare la scala pentatonica, come è generata e come poterla utilizzare in modo creativo. Per inciso, questo post andrebbe considerato come uno sviluppo di due precedenti articoli, “Not so blue: la scala blues in 5 passi” e “Not so blues sul basso”, quindi per avere più benefici ti consiglio di andarteli a rileggere con calma.

Come nasce la scala pentatonica?
Esistono molte possibilità di creare una scala di cinque suoni (penta-tonica) all’interno di un’ottava. La più utilizzata è sicuramente quella di partire da una scala maggiore ed eliminare gli intervalli di semitono, in modo da ottenere delle distanze tra note di toni o terze minori.

Figura 1

In questa maniera vengono a mancare la quarta e la settima nota, cioè il F e il B che:

  • fra loro formano un intervallo di tritono (tre toni) o di quarta eccedente (o quinta diminuita), che nella musica tradizionale è sempre stato considerato un intervallo dissonante sia sottoforma di bicordo sia melodicamente perché difficile da intonare con la voce
  • suonandoli insieme (bicordo) si produce una dissonanza, il tipico intervallo che rende l’accordo di settima dominante l’accordo principale dissonante che richiede sempre risoluzione

Dalla scala pentatonica maggiore si può derivare la relativa minore, che può essere considerata come una scala minore naturale senza la seconda e la sesta.

Figura 2

Così come per la scala maggiore si possono ricavare i modi partendo dalle diverse note delle scala (ionico, dorico…), anche per la pentatonica maggiore esistono più modi con caratteristiche molto diverse tra loro. La figura 3 mostra sul pentagramma, a fianco del modo, la forma più comoda da suonare sul basso elettrico o sul contrabbasso.

Figura 3

E quindi, qual è il sistema più efficace per capire la scala pentatonica?
Sono almeno due i riferimenti più utili per impadronirsi di questa scala.

1. Riferimento alla pentatonica minore (V modo):
Conviene considerare la pentatonica minore (V modo) come la scala di riferimento per l’utilizzo del sistema pentatonico, perché da un punto di vista pratico il V modo è molto comodo da usare sul basso. Questo significa che, ad esempio nel caso di una sonorità di F maggiore, conviene ragionare sullo strumento come se fossimo in D minore. Abbiamo molti vantaggi a considerare la pentatonica minore come la base del ragionamento, non ultimo il fatto che la pentatonica minore non è altro che un arpeggio di un accordo di minore settima con l’aggiunta della quarta (o undicesima).

Figura 4

2. Riferimento al ciclo del quinte:
Un’altra maniera interessante di vedere la scala pentatonica è di considerarla come una porzione del ciclo delle quinte. La figura 5 mostra come nel ciclo delle quinte la scala maggiore rappresenti un insieme di sette note, mentre escludendo le due note estreme ricaviamo la nostra pentatonica. Nella figura abbiamo quindi:

  • Con il contorno verde le note delle scala di C maggiore che occupano la gran parte del ciclo delle quinte
  • Con il contorno rosso la pentatonica di C (anche se, come dicevo prima, riferita a A minore)

Figura 5

Questo semplice disegno, che superficialmente potrebbe sembrare una speculazione filosofica con poche attinenze alla musica pratica, ci dice invece che la stessa scala può essere considerata come una serie di note che si muovono per quarte o quinte consecutive, a seconda della direzione (senso orario o antiorario). Tutto questo porta a collegarci a quello che è chiamato sistema armonico per quarte, e che dai tempi di Bela Bartok ad oggi è diventato il “pane” di tutti i compositori e improvvisatori del Novecento, sia classici (Stravinsky, Berg, Satie…) sia jazz (Herbie Hancock, McCoy Tyner, Chick Corea…).

La figura 6 presenta le note della scala in versione orizzontale, cioè A minore pentonica, e in versione verticale con l’accordo per quarte partendo dal E.

Figura 6

3. Accordo di 6 e 9
La figura 6, generando un accordo di 4 intervalli di quarte sovrapposte, ci permette di vedere la stessa scala pentatonica da un’altra angolazione. Infatti questo accordo che parte dal E non è altro che un accordo di C6/9 costruito sul II rivolto, cioè sulla terza dell’accordo di C. Cosi arriviamo alla figura 7 che mostra come questa scala, in quanto priva di intervalli di semitono, permetta di attraversare diversi aspetti della musica: melodico, armonico tradizionale e armonico per quarte.

Figura 7

Ma allora abbiamo trovato il minimo comune multiplo!?
Sì! In effetti a questo punto abbiamo trovato il minimo comune multiplo tra armonia tonale (accodo di 6/9), armonia modale (accordo per quarte) e melodia. Questa semplice chiave ci permette di aprirci a una ricca varietà di stili musicali, che vanno dal jazz, al funk, al rock, alla musica di Stravinsky, Bartok, Hindemith e al primo Shoenberg, fino ad arrivare ai King Crimson o alle voci bulgare… Niente male!!

Per trasferire nella pratica i concetti esposti fino a questo momento, occorre iniziare dalla scala e quindi dall’aspetto melodico, che è sicuramente quello più comodo. In particolare vediamo come applicare le pentatoniche per suonare “in”, ovvero dentro a un accordo. Nel prossimo post vedremo invece come suonare “out”, ovvero più fuori dal centro tonale.

Ritorniamo per un momento alla figura 4, che mostrava una scala pentatonica minore (in pratica un arpeggio di un accordo m7 con undicesima). Sappiamo che questo accordo è costruito sul II, III e VI grado di una scala maggiore, come mostra la figura 8.

Figura 8

Questo significa che le pentatoniche di D minore, E minore e A minore rientrano perfettamente all’interno della scala di C maggiore e quindi anche sui modi derivati dalla stessa scala. In altri termini, le tre pentatoniche possono essere usate su qualsiasi accordo derivato da C maggiore.

Figura 9

Questo approccio offre numerose risorse preziose per suonare: ad esempio su un accordo di Am7 (inteso come modo eolio) posso suonare la pentatonica minore di Dm e di Am mantenendomi sempre dentro (In), cioè senza creare troppe dissonanze. La figura 10 presenta le possibilità dentro (In) la tonalità di C maggiore, in quanto le tre scale pentatoniche suonano perfettamente su qualsiasi accordo derivato dalla scala di C maggiore.

Figura 10

Un altro modo di considerare questo rapporto tra le tre scale è visualizzabile nel ciclo delle quinte. In questo caso si osserva che le tre pentatoniche sono per la maggior parte sovrapposte, cioè con 4 note comuni su 5:
in verde la pentatonica di C maggiore o A minore
in rosso la pentatonica di G maggiore o E minore
in blu la pentatonica di F maggiore o D minore

Figura 11

La figura 12 mostra il rapporto tra le pentatoniche dentro la tonalità (In) nel ciclo delle quinte. La pentatonica di C maggiore è la scala di riferimento, le altre due sono equivalenti come dissonanza, ma usate insieme formano una sonorità In. Non dimenticare che A minore è anche C maggiore, e naturalmente questa corrispondenza è trasportabile in tutte le altre tonalità mantenendo gli stessi rapporti.

Figura 12

Che vantaggi mi offre questo modo di pensare?
Il fatto di avere le stesse note di una scala maggiore ma scomposte in differenti altre scale mi permette di disporre continuamente di tanti materiali diversi che posso usare per la composizione e l’improvvisazione. In altre parole:

  • la mano può usare combinazioni sempre diverse delle stesse note
  • la mente può passare da una scala all’altra, evitando di fossilizzarsi sui soliti ragionamenti ma cercando di creare combinazioni diverse con maggior varietà

Il risultato è una continua variazione delle frasi musicali, ottenibile a patto di aver maturato una buona pratica sul materiale e che il tutto venga assimilato e suonato in maniera naturale e istintiva.

Come posso usare tutto questo?
Puoi rivedere la Figura 1 del post “Not so Blues sul basso” per quel che riguarda alcune possibili forme delle scale pentatoniche che risultano particolarmente efficaci e “comode” sul basso elettrico, non richiedendo grandi spostamenti della mano per passare da una nota all’altra.

Infine aggiungo qui un video dimostrativo sull’uso delle pentatoniche dentro la tonalità (In). In questa registrazione mi sono fatto aiutare da Ariele Aldrovandi, un giovane bassista del BLIT che suona il basso elettrico accompagnato da me al piano. La sua linea di basso è costruita interamente sulla pentatonica di Gm e poi di Bm. Per l’improvvisazione uso le pentatoniche relative e il modo dorico per ogni accordo, oltre a cromatismi e armonie per quarte in modo da aggiungere anche sonorità out.

La figura 13 presenta la linea di base.

Figura 13

Nel prossimo articolo, come appunto anticipavo prima, illustrerò alcuni esempi di come poter usare le scale pentatoniche per creare sonorità “Out”, avvalendomi di un video che ho appena registrato usando lo stylus contrabass.

Allora a presto!
tiziano

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commenti
  1. simone ha detto:

    gran bel lavoro!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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  2. […] Pentatonica (Escala Pentatonica o Pentafonica). Scala Pentatonica o Pentafonica Linguaggi del […]

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