1. Not so Blue: La scala blues in 5 passi

Posted: 26 gennaio 2011 in Basso elettrico, Livello intermedio, Video
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In questo appuntamento voglio parlare della scala blues e di come la si possa usare in maniera creativa, conoscendone l’evoluzione storica. Attraverso questa logica espositiva in 5 passi, si possono superare quelle che sono le tipiche spiegazioni della scala blues fornite dai vari manualetti pratici in commercio. Infatti tramite l’ultimo passo (il quinto) si riescono ad ottenere una serie di sviluppi melodici e armonici che sono più tipici della musica d’avanguardia e sperimentale.

Prima di addentrarci nell’esposizione dei concetti, ti consiglio di guardare il mio video “Not so blue”, che applica quello che è spiegato in questo post.

Ecco dunque i 5 passi per arrivare ad ottenere gran parte del materiale che uso nel video.

PASSO 1: Scala maggiore e minore parallela
In figura 1 sono riportate la scala di D maggiore e la parallela di D minore naturale. Queste sono le scale di base della musica tonale europea e rappresentano il 99% del materiale usato dai compositori classici per centinaia di anni. Le ho sovrapposte per poterne analizzare le differenze che sono date dagli intervalli. I gradi forti, ovvero il I detto tonica (T), il IV sottodominante (S) e il V dominante (D), sono comuni alle due scale. Mentre il III, VI e VII grado variano da una scala all’altra. Il II grado, pur non variando da una scala all’altra, non ha le caratteristiche di consonanza dei gradi forti e quindi verrà trattato a parte nel nostro ragionamento.

Figura 1

PASSO 2: Sovrapposizione delle due scale
Se sovrapponiamo le due scale e sommiamo i suoni in un’unica scala otteniamo le note della Figura 2.

Figura 2

Il risultato è una scala “quasi cromatica”, ovvero una scala le cui note, se usate indiscriminatamente, non producono una sonorità tonalmente accettabile. Insomma non dicono granché! A questo punto, bisogna fare un ulteriore passo in avanti per trovare il modo per far funzionare questa massa di note informi.

PASSO 3: Scelta delle note cardine
Il ragionamento da fare ora è quello di scegliere tra tutte queste note i suoni di riferimento per far risolvere il fraseggio sia nell’improvvisazione sia nella realizzazione di una composizione. La Figura 3 mostra le note che possono essere prese come cardine di questa scala. Le note ottenute formano la scala chiamata Pentatonica minore. Questa scala è universalmente riconosciuta come la più naturale e comoda da cantare e da memorizzare, sia nella versione maggiore (partendo dal F) sia in quella minore (partendo dal D).

Figura 3

È formata dai gradi forti (I, IV e V) più la terza minore e la settima minore, e può essere divisa in due blocchi esattamente uguali formati da tono e mezzo tono. Questa scala è usatissima in tanta musica popolare europea ma anche nella musica extraeuropea (es. in varie zone dell’Africa o anche nell’Estremo Oriente). Grazie a questa sua caratteristica “universale”, si presta anche a numerose altre soluzioni nel sistema modale come ad esempio gli accordi per quarte giuste sovrapposte (nella Figura 3 le note di A, D, G, C, F) o gli accordi tipici del sistema tonale M6/9 (sempre in riferimento alla Figura 3, l’accordo di F6/9 cioè F, A, C, D, G). Ma queste possibilità verranno affrontate in un prossimo incontro. Per ora ci concentriamo sullo sviluppo della sonorità blues.

PASSO 4: Inclusione delle altre note
Dopo aver fissato le note cardine (la pentatonica minore di D), possiamo usare le altre note per risolvere sulle note cardine.

Figura 4

Queste note si vengono a trovare esattamente un semitono dietro alle note cardine e avranno un sicuro effetto se verranno spostate o meglio risolte di semitono sulle note della pentatonica. Includendo le note che si trovano un semitono sotto alle note cardine, per analogia viene naturale inserire una nota anche un semitono prima del V grado. Questa nota, pur non rientrando tra le note delle scale maggiore e minore parallele di D, è giustificata in quanto svolge una funzione appunto analoga alle altre note disposte un semitono prima. Questo suono di 4 eccedente o 5 diminuita è denominato blue note ed è estremamente efficace per creare il tipico blue mood.

Riassumendo, nella figura 5 abbiamo:
1. In nero la fondamentale D
2. In verde le note cardine o di risoluzione (pentatonica di D minore)
3. In rosso le altre note che tendenzialmente risolvono sulle verdi
4. In blu la 4ecc o 5dim che, pur non facendo parte delle scale di partenza, permette di ottenere l’effetto tensione-risoluzione simile a quello prodotto dalle rosse sulle verdi.

Figura 5

PASSO 5: Due pentatoniche in sequenza
Quest’ultimo passo è il punto cruciale di svolta di tutto il ragionamento, quello che fa la differenza rispetto alle consuete spiegazioni teoriche in merito alla scala blues. Infatti è da considerare come uno sviluppo evoluto della scala blues e anche storicamente lo si può ritrovare nella musica dagli anni ’70 in poi, quindi molto recente rispetto all’uso tradizionale di questa scala (risalente almeno all’inizio del XX secolo). Questo passaggio nasce dalla constatazione che la scala di Figura 5, se analizzata da un’altra angolazione, risulta formata da due scale pentatoniche esatte poste a un semitono di distanza. O meglio: la scala pentatonica di D minore, che è la scala cardine, può essere preceduta dalla scala di C# minore pentatonica.

Figura 6

Va da sé che la scala di D minore sarà quella di partenza e di arrivo, mentre la scala di C# minore potrà essere usata per brevi frasi come scala di passaggio per creare un effetto tensione-risoluzione. Naturalmente, l’uso efficace di questo quinto passo richiede al musicista una buona tecnica sullo strumento poiché i passaggi tra le scale di D e C#andrebbero eseguiti a velocità sostenute (e sempre tenendo conto anche di altri fattori quali lo stile musicale del brano che si sta suonando, l’organico della band ecc.).

Per concludere
Il video “Not so blue” (titolo non a caso!) ti mostra alcune delle possibili applicazioni di questa scala sul basso elettrico. Nel prossimo articolo ti darò alcuni spunti su come ho appunto lavorato nel video, e su come poter mettere in pratica queste tecniche sul tuo strumento.

Per questa volta è tutto. Alla prossima!
Tiziano

Commenti
  1. william scrive:

    E’ una parola seguirti,!!! dopo un po mi perdo.Molto interessante, grazie
    William

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